Il silenzio dell’essere

A volte mi viene rivolta una domanda:

Cos’è la meditazione?

Rispondendo con una singola frase potrei dire:

Meditare è contemplare il silenzio dell’essere.

Letteralmente quindi la meditazione è la contemplazione dell’essere.

Con questo cosa intendo?

Lasciando stare le mille tipologie delle quali trovate un mare d’informazioni sul web, vorrei concentrarmi sulla sua essenza, e cioè sul motivo fondamentale per il quale la meditazione non solo dovrebbe essere una pratica presente nella quotidinità di ogni persona, ma dovrebbe essere una modalità attraverso la quale vivere la propria vita attimo per attimo.

Nella meditazione siamo in uno stato di non-pensiero, uno stato che nella frenesia del mondo occidentale per molti sembra impossibile, bombardati come siamo da informazioni e pensieri che viaggiano incontrollati nelle nostre menti. Dietro questo turbinio che a volte sembra travolgerci però c’è la costante presenza del nostro essere più profondo, che a volte dimentichiamo.

Perché noi non siamo i nostri pensieri, ma siamo coloro che pensano.

Nel momento nel quale lasciamo che i nostri pensieri ci guidino, senza assurmene il controllo, il nostro “io” che si mostra al mondo, che qualcuno chiama “struttura di carattere”, ne diventa la conseguenza.

Cosa c’entra la meditazione?

Attraverso la meditazione possiamo fare sì che i pensieri facciano il loro corso, fino a quando inevitabilmente appare uno spazio di silenzio, nel quale non c’è null’altro se non il nostro essere, la nostra più pura essenza.

Qui c’è il silenzio. La nostra essenza si mostra, perché è oltre tutto quello che pensavamo di noi stessi. Chi è Io? Dove è Io?

Contemplate l’Essere voi stessi, oltre le maschere, le facciate, e le costruzioni sociali.

Nella meditazione raggiungete il vostro nucleo interiore, ciò che siete realmente.

A volte c’è solo un breve attimo di silenzio tra i vostri pensieri. Ed è questo silenzio che dovete coltivare, per espanderlo, e renderlo il modo con il quale vivere compiutamente la vostra vita, divenendo liberi dal fardello che vi portate dietro quando vi dimenticate di voi stessi…

Perché quando siete lontani dal vostro essere cercate qualcosa che non sapete cosa sia, mentre semplicemente è il vostro nucleo profondo che vi chiama, dove trovate chi siete realmente e quello che viene chiamato Dio.

L’Universo del quale siete parte come goccia nell’Oceano della coscienza.

La gioia delle piccole cose

Nick Vujicic viene considerato uno dei maggiori autori motivazionali del mondo.

Cosa ha di straordinario?

Nick Vujicic è nato senza braccia e senza gambe.

Basterebbero queste poche frasi per farvi capire la grandezza del personaggio.

Desidero però raccontarvi ancora qualcosa di lui, ma anche del mondo della disabilità. Un tema che, mi sono accorto nel tempo, crea delle difficoltà oggettive nel parlarne serenamente.

Le persone definite “disabili” portano a considerazioni che rimettono in discussione la nostra visione del mondo e della vita. Ci confrontano a volte con condizioni per le quali non sappiamo dare risposte sensate.

Soprattutto se viviamo avendo fede nella dimensione soprannaturale, nell’Assoluto, in quello che chiamiamo Dio.

Nick Vujicic nonostante la sua condizione, e forse grazie ad essa, è un esempio fulgido di quello che un essere umano può trovare nel proprio animo, dimostrando che la felicità e la gioia interiore non dipendono dalle condizioni esterne, ma da come le viviamo.

Certo, egli stesso racconta dei momenti difficili, del desiderio di morire che lo ha attraversato nei momenti più bui, ma le sue parole sono come un faro che illumina le tenebre dei cuori delle persone che hanno bisogno di qualcuno che mostri loro la via verso il risveglio.

Perchè a volte rimaniamo dormienti, chiusi nei nostri problemi, senza vedere la bellezza che continua a circondarci, mentre ci soffermiamo sulle cose che ci donano dolore.

Nick insegna la gratitudine nei confronti della vita, la gioia delle piccole cose e, certamente, anche la fede che lo porta a vivere questa pienezza.

Il messaggio di Nick Vujicic è pieno di speranza e di conforto per le persone che soffrono… Per far capire quanto ognuno di noi è importante e vale.

Perché ogni essere umano è un tassello fondamentale nel mosaico di quell’incredibile viaggio che chiamiamo vita.

Vedere le cosiddette persone normodatate piangere ai suoi incontri, mentre Nick li consola, e dona loro sostegno è semplicemente straordinario. Il suo sorriso splendente è contagioso, e mi porta ad augurarmi che voi che leggete vogliate guardare i suoi video e condividere la sua storia.

https://www.youtube.com/embed/mzeeDjFanCU

Il banchiere dei poveri

Mentre il 3% della popolazione che vive sulla Terra guadagna il 96% della ricchezza globale, oltre 902 milioni di persone, secondo le statistiche dell’ONU, vivono sotto la soglia della povertà estrema. 

 Si parla di povertà estrema quando una persona, una comunità, o tutti gli abitanti di un’intera regione, sono costretti a vivere con meno di 1,25 dollari al giorno. 

Poco più di un dollaro al giorno per procurarsi cibo, acqua, medicine e tutto ciò di cui ci sarebbe bisogno per avere una vita dignitosa. 

 Siete in grado d’immaginare una simile condizione?

Queste cifre sembrano impossibili, ma la realtà delle regioni più povere del nostro pianeta mostrano invece statistiche molto chiare al riguardo.  

 Esiste però chi è riuscito a fare uscire da questa condizione milioni di persone. 

 Muhammad Yunus è un economista e banchiere bengalese che ha creato un nuovo modo per fare girare l’economia in zone disagiate, aggiudicandosi per questo il premio Nobel per la Pace nel 2006. 

Quello che viene definito “il banchiere dei poveri” è  l’ideatore e realizzatore del microcredito moderno, cioè di un sistema di piccoli prestiti per imprenditoritroppo poveri per ottenere credito dai circuiti bancari tradizionali. 

 Questi normalmente non concedono prestiti alle persone che secondo le loro proiezioni hanno una bassa possibilità di solvenza, cioè secondo loro non sarebbero in grado di ripagare il credito ricevuto. 

 Dopo la grande carestia che colpì il suo paese natale nel 1974, che causò centinaia di migliaia di morti, il professor Yunus, all’epoca direttore del Dipartimento di Economia dell’Università di Chittagong (Bangladesh), prese coscienza del fatto che i modelli delle teorie economiche che insegnava non erano sufficienti a risolvere i problemi reali riguardanti le fasce più povere della popolazione. 

 Decise così d’andare per le strade della sua città per rendersi conto della situazione. 

 Mettendo la scienza economica al servizio dei più poveri inventò il microcredito moderno. 

 Il primo prestito fu di soli 27 dollari. 

Questi vennero dati ad un gruppo di donne del villaggio di Jobra (vicino all’Università di Chittagong), che costruivano mobili in bambù. Esse erano costrette a vendere i loro prodotti a coloro dai quali avevano ricevuto il prestito per acquistare le materie prime, ad un prezzo da questi stabilito, riducendo così di fatto il possibile margine di guadagno. 

 Yunus e i suoi collaboratori cominciarono a concedere piccoli prestiti alle comunità, somme minime, che però davano la possibilità a chi non poteva ricevere in altro modo il denaro d’iniziare piccole attività imprenditoriali senza tassi da usura. 

Questo lavoro ha di fatto avviato un circolo virtuoso, che ha tra l’altro aiutato anche l’emancipazione femminile, essendosi Yunus impegnato affinché anche le donne fondassero cooperative che coinvolgessero ampi strati della popolazione. 

Questo sistema ha portato anche ad un cambiamento di mentalità all’interno della Banca Mondiale, che sulla spinta del suo successo ha cominciato a sua volta ad avviare progetti simili. 

Il microcredito è diventato di conseguenza uno degli strumenti principali di finanziamento attuati in tutto il pianeta per promuovere lo sviluppo economico e sociale nelle situazioni di maggiore povertà, ed è diffuso in oltre 100 paesi, dagli USA all’Uganda. 

“In Bangladesh, dove non funziona nulla – disse una volta Yunus – il microcredito funziona come un orologio svizzero”. 

In seguito al successo iniziale nel 1976 Yunus fondò la Grameen Bankprima banca al mondo ad effettuare prestiti ai più poveri tra i poveri basandosi non sulla solvibilità, bensì sulla fiducia. 

Questi attraverso dei cosiddetti gruppi di solidarietà, nei quali i membri si sostengono vicendevolmente e si assumono la responsabilità per il rimborso del prestito ricevuto. 

Yunus, successivamente, dopo avere prospettato un ingresso in politica con una nuova formazione pacifista nel 2007 al seguito di un golpe militare, ricevette pesanti accuse dal governo del Bangladesh riguardanti la sottrazione di denaro alla Grameen Bank e altri reati fiscali ai quali è risultato estraneo, e venne di seguito allontanato dalla banca da lui fondata che passò sotto il controllo del governo. 

Ufficialmente il governo del Bangladesh ha definito l’allontanamento dell’economista premio Nobel un pensionamento per raggiunti limiti d’età. 

Da allora Muhammad Yunus tiene conferenze in tutto il mondo parlando del modello di sviluppo del quale ha avuto l’idea e che sempre più prende piede nel pianeta. 

La forza dell’idea di un solo uomo ha contribuito a cambiare la vita milioni di persone dimostrando una volta di più che un mondo migliore è possibile. 

Ordem e Progresso

Le parole scritte sulla bandiera del Brasile rappresentano un sogno.

 
Vengono dal motto del filosofo positivista francese Auguste Comte.
L’amore come principio e l’ordine come base; il progresso come scopo.”
 
La libertà degli individui e la difesa dei diritti individuali sono alcuni aspetti del positivismo che coloro che scelsero la bandiera brasiliana nella seconda metà dell’ottocento sognavano di mettere al centro della nascita di una repubblica che avrebbe potuto mostrare una nuova via per l’integrazione al mondo.
 
A volte i sogni si scontrano però con la realtà di una società che ancora non è quella che chi si impegna per un mondo migliore desidera.
 
Così accade ancora oggi in Brasile.
 
Una terra magica, con la foresta più imponente del mondo, con oltre 200 milioni di abitanti di etnie diverse, che a volte solo nel calcio trovano un sentire, ed un sognare, unito…
 
Una terra che ha subito la dittatura, ma che ha avuto la nascita di movimenti come la teologia della liberazione, e  splendide figure come quella di Marielle Franco, attivista per i diritti civili che amava definirsi “figlia di Maré”, la favelas nella quale è nata e cresciuta e dove ha imparato l’importanza di aiutare i più deboli.
 
Marielle Franco ha denunciato in prima persona la brutalità delle forze dell’ordine che in seguito alla scelta dell’attuale presidente brasiliano, Michel Temer, di militarizzare il controllo dellefavelas, ha portato a esecuzione sommarie e uccisioni senza controllo.
 
Il 14 marzo Marielle, uno dei più amati e votati rappresentanti del consiglio comunale di Rio de Janeiro, è stata uccisa in un agguato con il suo autista, Anderson Pedro Gomes, dopo un incontro contro le violenza sulle donne afroamericane nelle favelas, da un commando con tre colpi alla testa.
 
Le pallottole risultano far parte di una partita destinata alla polizia brasiliana.
 
La reazione del popolo carioca alla sua morte però mostra che il messaggio di una personalità forte ne supera l’esistenza terrena, e che la sua vita diviene simbolo e icona che smuove le coscienze.
 
Perché Marielle vive ancora nei cuori e nelle menti di coloro che ancora oggi sognano un mondo migliore.

Il vento della libertà

L’essere umano anela nel suo profondo alla libertà, quella condizione nella quale può agire, scegliere e pensare senza condizionamentiEssere liberi però oltre che dipendere dal mondo esterno, dipende dal modo con il quale affrontiamo la vita, dal nostro modo di relazionarci ad essa.

Cosa vuol dire realmente essere liberi?

Fare quello che vogliamo senza nessun freno, lasciandoci andare ai nostri istinti senza limitarli in nessun modo? Oppure utilizzare la nostra coscienza per discernere e scegliere consapevolmente come agire, sapendo cosa ci spinge, perché abbiamo consapevolezza del nostro essere?

Nel mio modo di vivere quella che io definisco “libertà interiore” è fondamentale, e non ha in nessun modo a che fare con il mondo che ci circonda, con i vincoli e le barriere del corpo e della società.

Perché dentro di noi c’è l’unico orizzonte che nessuno può toglierci: il nostro essere.

Ma quanti di noi sono disposti ad essere ciò che sono realmente? E quanti di noi sanno che l’essere è composto da infiniti aspetti di noi stessi che convivono ed emergono a seconda del nostro divenire?

Essere liberi è uno condizione dell’essere che nessun altro può toglierci.

Per muoversi nel mondo però la libertà assoluta che possiamo sentire in noi, come un forte vento che sentiamo nell’anima, dobbiamo usarla sapendo discernere.

Perché la libertà senza limiti ci porta a disperderci.
I limiti senza libertà invece sono una gabbia.

La vera libertà, per agire nel mondo, è la capacità di scegliere i propri limiti.

Nel nostro essere invece possiamo lasciare che soffi il suo vento impetuoso che ci porta ad espandere il nostro petto, mentre sentiamo che siamo parte dell’infinito e che l’infinito tutto è parte di noi

Il Sacro Fuoco della Speranza

Il futuro è in costante movimento, e sono i nostri pensieri e le nostre scelte conseguenti che lo cambiano attimo per attimo, forgiando quello che poi vivremo,  come singoli e come società.

Per questo è importante capire in che modo guardiamo il domani, cosa riteniamo possa portarci.

Quali sono le aspettative che abbiamo?

Continua a leggere Il Sacro Fuoco della Speranza

Benvenuti!

Inizio il primo post del mio sito provando gratitudine nei confronti di chiunque dedichi una delle cose più preziose nella vita a leggere quello che scrivo: il tempo.

Il tempo scorre inesorabilmente, e così ognuno di noi cerca di passarlo con le cose che ritiene possano arricchirlo. In tal senso desidero cercare di far sì che il tempo che passate sul mio blog non sia una “perdita“, ma un “investimento“, in modo che possiate lasciare questo sito sentendovi più ricchi, con un sorriso in più,  oppure con un peso in meno.

Tutti noi, è inutile negarlo, abbiamo sofferto nella nostra vita, ed abbiamo sentito il bisogno di avere una parola di conforto, di avere un amico/un’amica che ci sostenesse.

Quello che scrivo mi auguro possa aiutarvi a stare meglio, che possa riaccendere in voi quella straordinaria forza che attende solo d’essere risvegliata.

Come scrivo in Sposta le tue montagne,  il mio primo libro che uscirà a maggio per Anima Edizioni, e che già è disponibile in formato ebook, ritengo che ognuno di noi sia contemporaneamente maestro ed allievo, che ognuno di noi possa imparare da tutti,  scegliendo di farlo.

Le mie parole sono un punto di vista, un’altra prospettiva, non una verità calata dall’alto.

Perché quello che scrivo potrebbe aiutarvi?
Perché ho sbagliato molto, e così ho imparato molto dai miei errori.

Potete usare le esperienze degli altri come insegnamento nella vostra vita. Questo lo potete fare non perché gli altri sono meglio di voi, ma perché tutti noi esseri umani camminiamo insieme nel sentiero della vita.

Cari compagni di viaggio, da qui inizia il nostro viaggio insieme.

Io sono qui ad aspettarvi con gratitudine.