I Have a Dream

«I Have a Dream» è il titolo del discorso tenuto da Martin Luther King Jr. il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington al termine di una marcia di protesta per i diritti civili nota come la marcia su Washington per il lavoro e la libertà. In esso esprimeva la speranza che un giorno la popolazione di colore avrebbe goduto degli stessi diritti dei bianchi.”

Questo è quello che trovate scritto su Wikipedia cercando la voce “I Have a Dream”, letteralmente “Io ho un sogno”.

Martin Luther King Jr. nei suoi discorsi già in precedenza aveva usato il concetto di “sogno”, sottolineando a più riprese le differenze esistenti tra l’idea stessa del cosiddetto “American Dream”, il sogno americano, e la realtà concreta dei fatti.

Oggi questo famoso discorso viene giustamente da tutti visto come uno dei momenti fondamentali per quanto riguarda l’estensione dei diritti civili all’epoca goduti solamente dalla popolazione di pelle bianca. Questo meraviglioso capolavoro di retorica che citava la dichiarazione d’indipendenza e la costituzione degli Stati Uniti d’America, nonché il proclama di emancipazione voluto da Abramo Lincoln, che di fatto decretava la fine dello schiavismo in terra americana, venne però considerato all’epoca da apparati governativi, nonostante l’approvazione dell’allora presidente John F. Kennedy, sovversivo, portando l’FBI a investire King del titolo di “nemico principale degli Stati Uniti” come potete leggere qui in inglese.

Quest’inno alla libertà e all’uguaglianza ora tanto onorato e ricordato dappertutto fece paura a chi nell’establishment dell’epoca non poteva immaginare una società americana nella quale tutti i cittadini avessero gli stessi diritti.

Ancora oggi per quanto possa sembrare strano a noi italiani negli stati del Sud, quelli che dopo l’abolizione dello schiavismo fecero guerra ai nordisti nell’evento bellico più sanguinoso che gli americani abbiano mai avuto sul loro territorio, da molti Abramo Lincoln non viene nominato. Per i razzisti suprematisti Lincoln ancora oggi viene definito “the Traitor”, il traditore.

L’idea stessa di un presidente di colore come Barack Obama è stato vissuto da chi ancora vuole un mondo basato sulle separazioni etniche come un affronto.

A volte coloro che come me credono nella fratellanza universale, nella parità di diritti e di dignità per ogni essere umano, senza distinzione basate sulla religione, sul paese d’origine, sul colore della pelle o sull’orientamento sessuale, fanno difficoltà a pensare che possano esserci persone che non considerino questi diritti inalienabili.

Come però dobbiamo avere la forza di credere nel Sogno di cui Martin Luther King Jr. parlava, dobbiamo essere consapevoli che oltre a dover agire per cambiare lo stato delle cose dobbiamo ricordarci che ci sono persone che a questo cambiamento si oppongono con tutte le loro forze.

Martin Luther King Jr. venne ucciso il 4 aprile 1968 da un colpo di fucile di precisione alla testa mentre si trovava sul balcone del motel nel quale soggiornava a Memphis, dove era tornato dopo la marcia dei giorni precedenti, in un corteo dove stava manifestando, nel quale a seguito di scontri con la polizia era stato ucciso un giovane afroamericano di 16 anni, Larry Paine.

Egli sapeva che la sua vita era in pericolo e già aveva ricevuto minacce a causa del suo costante impegno per l’uguaglianza, ma ripeteva che non importava se la sua vita fosse finita presto, perché c’erano cose che a suo modo di vedere valevano di più.

La sua voce non è stata fermata dalla sua morte. Ancora oggi il suo Sogno è la bandiera di milioni di persone che non si arrendono alla visione suprematista e razzista che sembra avere preso piede negli Stati Uniti e nel mondo.

“Io ho un sogno,” disse “che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!

Io ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. É questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.”

Queste sono una parte delle parole che disse il 28 agosto 1963.

Io stesso ho un sogno.

Che quest’inno di fratellanza possa valere per ogni singolo essere umano di tutto il nostro pianeta.

Che ogni essere umano possa essere libero di vivere la sua vita nella pienezza e nella gioia, libero nel cuore e dalle catene di regimi totalitari.

Che ognuno di noi possa dare un contributo per rendere questo mondo il paradiso che potrebbe essere.

Ricordando che la realtà in molti luoghi di questo mondo ancora non è come vorremmo, ma che la Forza del nostro Sogno è maggiore di qualsiasi paura, di qualsiasi regime.

Noi stessi oltre che essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo siamo gli artefici stessi della Storia, del destino stesso dell’umanità.

Il nostro Sogno deve splendere come un fuoco che arde nei nostri cuori e nelle nostre anime ed essere il faro che illumina ogni nostra scelta giorno per giorno.

Noi siamo il cambiamento. Noi siamo la Storia.

2 commenti su “I Have a Dream”

  1. Ammirazione per questo grade uomo che riuscì a sognare la fratellanza tra uomini , vivendo nell’inferno razzista.Sognando 10/100/1000 di questi uomini o donne, continuo a vivere in questo “meraviglioso”grande pianeta. PS. Sono bianco

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