L’estetica della traduzione

La traduzione di un testo (qualsiasi testo) da una lingua a un’altra ha delle difficoltà notevoli che portano a volte a rischiare di stravolgere il significato originario che l’autore intendeva esprimere.

Ho tradotto personalmente il mio libro “Sposta le tue montagne” in inglese (lo potete trovare con il titolo “Move Your Mountains” in formato ebook), e devo dire che pur essendo io stesso l’autore mi sono ritrovato a fare delle scelte che pur mantenendo in linea di massima il significato originale non sono una traduzione letterale al cento per cento.
Nel lavoro mi ha aiutato un amico, insegnante d’inglese, che ha eseguito la correzione finale del testo, sulla quale poi abbiamo discusso alcune ore per inquadrare meglio alcune frasi che potevano essere interpretate in modo diverso. Oltretutto alcuni modi di dire tipicamente usati in italiano non hanno un corrispettivo inglese. Senza prendere esempi diretti dal mio libro preferisco utilizzare alcune espressioni utilizzate in una lingua rispetto a un’altra per rendere meglio l’idea.

L’espressione “Piove a catinelle” non avrebbe senso in inglese, come lo stesso “It’s raining cats and dogs”, letteralmente in italiano sarebbe “Piovono gatti e cani” intendendo che piove a dirotto. Senza andare a ricercare l’origine del modo di dire, che potrebbe in alcuni casi essere illuminante, diventa chiaro che non si può sempre fare una traduzione letterale delle frasi. Questo perché il lettore che legge il testo in un’altra lingua spesso non è a conoscenza dei modi di dire usati in altri contesti culturali, oltre a non avere magari alcun senso

La difficoltà della traduzione nasce anche a volte a causa di riferimenti, culturali e non, che magari il traduttore non conosce.Quando parliamo di traduzioni di qualsiasi genere quindi dobbiamo essere consapevoli che si tratta sempre di un adattamento a una lingua diversa che non può, a causa della diversità strutturale e culturale, essere sempre letterale.

Personalmente ritengo che la cosa migliore sia leggere un testo, o vedere un film, se possibile, in lingua originale. Spesso e volentieri in certe traduzioni vengono stravolti dialoghi, cambiati contesti, e non solo in funzione di quella che viene definita “estetica della traduzione”.

Diventa a maggior ragione difficile avere un’idea certa di cosa intendessero gli autori originali di qualsiasi testo.


Per avere una traduzione più accurata possibile la cosa migliore sarebbe un confronto tra il traduttore e l’autore, che sarebbe opportuno conoscesse la lingua del caso. Diventa quindi a mio modo di vedere difficile poter affermare che la propria interpretazione di un testo sacro, che può arrivare a noi dalla traduzione di una traduzione, sia quella corretta. 

Mi è capitato di confrontarmi con persone che leggono sia l’antico e sia il nuovo testamento nella versione originale, e loro stessi mi hanno parlato della difficoltà nel rendere determinate frasi, tenendo in considerazione il fatto che conosciamo parzialmente il contesto del tempo e quindi l’utilizzo di determinate affermazioni. Ci sono poi anche interpretazioni che sono considerate non ortodosse date a vari passaggi. Nell’ebraismo, per esempio, c’è chi considera le speculazioni cabalistiche
come eretiche.Devo dire però che secondo me ci sono alcuni esempi che rendono chiaro il fatto che a volte una singola lettera può cambiare totalmente l’interpretazione di un passaggio della Bibbia.

In Genesi 17,5 c’è scritto: Il tuo nome non sarà più Abram,
ma Abramo.In italiano, o in qualsiasi altra lingua che non sia l’ebraico, si perde un aspetto fondamentale nell’ottica cabalistica, che è ciò che accade nella trasformazione del nome di Abram/Abramo, senza poi andare a vedere il cambiamento nel senso etimologico.
In ebraico “Avram” si scrive con le lettere Aleph-Beit-Resh-Mem”, mentre “Avraham” si scrive con le lettere Aleph-Beit-Resh-Hey-Mem.

La lettera immessa, la Hey, che ha valore numerico 5, rappresenta nella Cabalà la Torah, il pentateuco, quindi il fatto che nel nome di Avraham venga immessa questa lettera sta a significare che attraverso l’alleanza tra lui e Dio si manifesta il volere di Dio con il suggello della Torah, la somma parola divina. Inoltre nella Cabalà esiste un termine fondamentale per chi la studia: la ghematria. Questo termine viene utilizzato per definire la somma numerica attribuita alle singole parole in ebraico, avendo ognuna delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico un valore definito.

Secondo questa visione ogni parola che ha la stessa ghematria ha un collegamento diretto, un significato profondamente legato. Se guardiamo la ghematria di Avram abbiamo un valore numerico di 243, che corrisponde a “gamar-finire”, “garam-causare o rompere le ossa” o “ragam-lanciare le pietre”. Avraham invece ha una ghematria di 248 che corrisponde invece a:

Raziel-“Il segreto di Dio”, uno degli angeli più importanti Uriel-“La luce di Dio”, uno dei 4 angeli superiori

Betzelem Elohim-“Nell’immagine di Dio”

Qol Y-H-V-H Elohim-Voce del Signore Dio

Rechemventre, utero

Chomermateria

Machardomani

Ramachspada

Cheremscomunica, interdizione

Marachspalmare

Sono certo che vi siate resi conto della differenza sostanziale del profondo significato nascosto nato dalla “semplice attribuzione” di una singola lettera.Con l’immissione della Hey nel nome di Avram/Avraham non solo viene suggellata l’alleanza tra Dio e il patriarca di quello che sarà il suo popolo manifestando attraverso di essa l’essenza della Torah nel mondo, ma lo stesso Avraham viene innalzato al livello degli angeli ed è entrato nell’immagine di Dio.

L’alleanza diventa il ventre dal quale si manifesterà il suo popolo nella materia, votato al domani, alla rettificazione della materia stessa, ottenendo la spada del discernimento.Tornando alle traduzioni, v’invito a riflettere prima di considerare la versione che sentite tradotta come corretta. Come un giornalista di parte può darvi una visione distorta della realtà un traduttore di parte può darvi una sua versione distorta del testo originale.Pare che addirittura in passato alcune guerre siano state causate da errori di traduzione come potete vedere cliccando qui.Nella traduzione le sfumature delle parole utilizzate contano. Pensateci quando parlate con persone che non conoscono bene la nostra lingua o quando parlate in una lingua che non è l’italiano, oppure quando leggete un qualsiasi testo tradotto.

8 commenti su “L’estetica della traduzione”

  1. Forte! Penso sempre a queste diatribe sulle traduzioni. Ho dei libri che tradotti hanno un altro significato. Leggo molto. Ho la Bibbia in molte versioni così si capisce meglio. Per esempio La divina commedia fa capire molto. GRAZIE GRAZIE GRAZIE saluti

    1. Grazie mille a lei. E mi scusi per il ritardo con il quale rispondo. 🙂
      Anche io ho varie versioni della Bibbia e ho avuto modo di confrontarle molte volte. Ogni volta si aprono nuovi orizzonti. Grazie ancora e buon tutto.

  2. Molto interessante, in particolare per me che sono completamente all’asciutto di ebraismo ed ebraico.
    Avrei voluto condividere su LinkedIn ma non trovo il collegamento.
    Ad ogni modo grazie, Roberta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.