Libertà di pensiero

Con l’uscita inaspettata del Vaticano sul ddl Zan la polemica si è inasprita. Ma cosa dice veramente la nuova legge?

In questo ultimo periodo in Italia si discute ampiamente sul nuovo disegno di legge contro l’omofobia che secondo alcune parti della società metterebbe in discussione la stessa libertà di pensiero citata nella nostra costituzione. Credo che sia fondamentale notare però che poche persone che parlano del ddl Zan conoscono veramente il testo che è stato presentato in parlamento.

Quello completo lo trovate qui, ma ne estrapolo alcuni passaggi per far capire cosa intendo.

Vi metto direttamente l’articolo 4:

Art. 4.
(Pluralismo delle idee e libertà delle scelte)

  1. Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime ri­conducibili al pluralismo delle idee o alla li­bertà delle scelte, purché non idonee a de­terminare il concreto pericolo del compi­mento di atti discriminatori o violenti.

Quindi potete non essere d’accordo con un’eventuale unione civile di coppie omosessuali, perché rientra nella vostra libertà di opinione. Potete discuterne tranquillamente fino a quando questo non porta ad atti “discriminatori o violenti”.

Dunque qual è il reale motivo per il quale allora il Vaticano ha espresso un’opinione così chiara in maniera inequivocabile?

Esistono al momento teorie secondo le quali la cosa sarebbe uno sgambetto della curia nei confronti di Papa Francesco. Questa voce sarebbe stata smentita dall’Osservatore Romano, organo ufficiale del Vaticano, ma molti dubitano di questa versione per una serie di motivi. Non ultimo lo scontro frontale in atto su diversi aspetti del pontificato bergogliano, che non piace minimamente al mondo più conservatore.

Il fatto che una nota così clamorosa, pur avendo una forma definita “non verbale”, termine tecnico della diplomazia, sia stata comunque consegnata dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato del Vaticano, una sorta di ministro degli esteri, ha a ogni modo ovviamente suscitato scalpore. Anche perché di fatto si tratta dell’ingerenza di uno stato straniero (tale è il Vaticano) nella legislazione di un altro stato, l’Italia.

Si legge, nella nota del Vaticano che l’articolo 2 del Concordato tra lo Stato e il Vaticano, e in particolare il comma 1 che assicura alla Chiesa “libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale”; e il comma 2 che garantisce “ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” sarebbe a rischio.

Oltre al fatto che ritengo fondamentale la laicità dello stato, che si occupa anche di persone che cattoliche non sono, personalmente faccio fatica a vedere questo rischio.

Da un lato si lamenta il fatto che venendo secondo la nuova legge istituita, nell’articolo 7, una Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la tran­sfobia, le scuole cattoliche si vedrebbero costrette a dover organizzare eventi contrari alla “visione cattolica”.

Nonostante nel testo si scriva che viene creata “al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contra­stare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità so­ciale sanciti dalla Costituzione” (queste sono le parole della legge).

La considerazione che un qualsiasi laico cattolico dovrebbe secondo me fare leggendo la legge, è quello di essere consapevoli che non esiste in nessun modo una negazione del principio dell’utilizzo della propria libertà di pensiero. Qui si tratta semplicemente di contrastare la discriminazione.

Se poi questa discriminazione viene considerata giusta da parte di una fetta dei fedeli cattolici, allora qui ci troviamo di fronte a una forma di intolleranza che è anticristiana di fatto.

L’amore cristiano dovrebbe essere per tutti, peccatori di qualsiasi genere compresi, secondo quello che è l’insegnamento del Cristo.

Nella modifica proposta dal ddl Zan dell’articolo 604 del Codice Penale (che vedete in comparazione qui), che è contro le discriminazioni di carattere razziale e religioso, vengono semplicemente aggiunte queste parole: « oppure fondati sul sesso, sul genere, sul­ l’orientamento sessuale, sull’identità di ge­nere o sulla disabilità ».

Solamente se la stessa Chiesa Cattolica si considera, o considera parte dei propri movimenti, aventi come scopo l’incitamento alla discriminazione allora, per quanto mi riguarda, questa nota assume un senso.

E lo scrivo da cattolico. Che a livello etimologico significa letteralmente “universale”.

Da cattolico che ha amici gay, lesbiche, mussulmani, ebrei, e di ogni estrazione sociale, movimento religioso e/o orientamento politico.

Quando vennero fatte le ultime modifiche all’articolo citato del Codice Penale molti razzisti ebbero da ridire al riguardo. Perché dicevano che non potevano più esprimere la loro opinione. Se per partito preso uno discrimina per qualsiasi motivo un’altra persona, per quanto mi riguarda questa non è un’opinione, ma un pregiudizio.

Una religione basata sull’Amore, come il cristianesimo, dovrebbe includere nel suo amore tutti, e non solo coloro che rientrano in una ristretta cerchia di privilegiati a causa di una visione religiosa. Certo, esistono passaggi nei quali la Bibbia in San Paolo e attraverso Mosé si scaglia contro gli omosessuali. Allora com’è possibile che la Chiesa Luterana Norvegese permetta alle coppie omosessuali d’unirsi in Chiesa dal 2016?

Eppure il testo sacro rimane lo stesso. Interpretato in modo diverso.

Esistono Chiese Cristiane che celebrano il matrimonio in Chiesa di coppie omosessuali.

Giusto? Sbagliato? Possiamo discuterne dal punto di vista della libertà di pensiero. Ciò non toglie che ogni essere umano ha il diritto di essere rispettato per quello che è.

Possiamo poi discutere se vi piace o meno il Gay Pride (che molti gay non amano), se ritenete giusto o meno che membri del mondo LGBT possano crescere bambini, e mille altri aspetti che ruotano intorno a questi temi che non approfondiamo in questo articolo.

V’invito però a leggere il testo del ddl Zan prima di dire che lede la libertà di pensiero di qualcuno. Oltre alla libertà di pensiero però dobbiamo ricordarci della libertà, che hanno le persone che vengono spesso rese oggetto di scherno e di violenza, di vivere senza dover temere per la propria incolumità.

Essere cristiani non vuol dire solamente andare a messa la domenica e fare i sacramenti. Significa soprattutto vedere il volto di Cristo in ogni essere umano, uomo, donna o trans che sia.

Ricordo un passaggio del Vangelo secondo Giovanni che dovremmo sempre tutti tenere presente ogni volta che chiunque di noi esprime un giudizio su qualcuno: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra.”

La misericordia dovrebbe sovrastare qualsiasi idea umana di punizione o di discriminazione. Per questo ho scelto l’immagine che trovate all’inizio del post.

4 commenti su “Libertà di pensiero”

  1. Caro Marco sono anch’io perfettamente d’accordo con queste tue riflessioni. Che Dio sarebbe quello che non amasse tutte le sue creature, indistintamente?
    Non dovrebbe nemmeno porsi il quesito, perché quello che qui si vuole è contrastare la discriminazione.
    Invece la Chiesa, come successe ai tempi del divorzio, sembra essere animata più da paure che non dall’amore.
    E la paura si sa è il contrario dell’amore.

  2. Condivido pienamente! Così come penso che questa nota rispecchia il pensiero cattolico conservatore che tenta in ogni modo di mettere in difficoltà Bergoglio. Dal canto suo questo papa ha espresso più volte il tentativo di superare verte chiusure con la celebre frase “ chi sono io per giudicare?”

    1. L’ala conservatrice sta cercando di fare il possibile per mettere in difficoltà Papa Francesco. Come l’appello dei vescovi americani per una presa di posizione ufficiale contro Biden, cattolico praticante, per far sì che gli venga pubblicamente vietata la comunione, dato che i democratici difendono il diritto all’aborto.
      Credo che un cattolico, come qualsiasi praticante di una religione, debba anche battersi per i suoi ideali, rimanendo però consapevole della necessità della laicità dello Stato, che deve decidere anche per persone che hanno altre idee.
      Chi siamo noi per giudicare le scelte delle persone, scelte difficili che possono già portare a grande sofferenza?
      Noi dovremmo semplicemente mostrare amore cristiano, spiegare le nostre ragioni e non essere come i farisei, che lo stesso Gesù condannava, che dall’alto della loro supponenza giudicavano chiunque non fosse come loro.
      Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Io non la scaglierò contro chi già soffre per una decisione difficile oppure contro chi ama essendo quello che è.
      Grazie per il tuo contributo.

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