Nascere al cielo

La morte è uno dei grossi tabù della nostra società.

Nonostante le spettacolari uccisioni viste in mille film e serie TV è difficile per molti affrontare il tema serenamente nella quotidianità, mentre spesso si cerca di allontanarla, di non parlarne. Da un lato per molti c’è la paura dell’ignoto, di ciò che ci aspetta dopo il nostro ultimo respiro, dall’altro il timore della perdita delle persone amate, che sono per noi punti di riferimento importanti.

Ho intitolato il post “nascere al cielo”, perché è un’espressione che ho sentito in alcune messe di un gruppo carismatico cattolico che mi ha molto colpito.

Nell’omelia di questi funerali c’era sicuramente il dispiacere della perdita di una persona, ma contemporaneamente la riflessione gioiosa dell’idea del ritorno all’amore del Padre. Del fatto che c’era una vera e propria “nascita al cielo”, e così come il passaggio dal ventre materno alla luce del mondo porta l’essere umano a nascere al mondo, così la morte diventa in questa visione un passaggio verso un mondo più grande, verso quei cieli che Gesù declama nel “Padre nostro”, verso un viaggio che non si ferma, ma prosegue ancora.

Ovviamente ognuno di voi ha le sue idee in tal senso.

C’è chi non crede che ci sia vita dopo la morte, c’è chi crede nella reincarnazione, chi nella risurrezione del corpo, chi nel continuum dell’io, insomma nei secoli tutti i popoli si sono posti il quesito di cosa avviene alle persone dopo la morte.

L’anima sopravvive? Cosa ci aspetta? L’inferno, il paradiso o cos’altro?

Personalmente ho le mie idee al riguardo e ve le scrivo qui, anche se mi rendo conto che possono non essere condivise.

Per me la morte è la liberazione dello spirito dal corpo, ma non nel senso che il corpo è una gabbia come può risultare da alcune tradizioni.

Il corpo è il “tempio dello spirito”, la sua casa durante il tragitto terreno, e va onorato, rispettato e amato, ma contemporaneamente dobbiamo essere consapevoli che si tratta di un mezzo transitorio per quello che siamo realmente, cioè il nostro spirito.

Diventa poi difficile anche definire una chiara distinzione tra anima e spirito, e non m’interessa affrontare questo tema ora, ma quello che intendo sottolineare è che per me il nostro spirito è eterno, trascende il tempo e lo spazio e siamo qui per fare un’esperienza terrena della quale secondo me solamente dopo la morte potremo tirare le somme.

Certo, qualcuno potrà dire che la vita dopo la morte è un’illusione usata per tenere buone le masse data da quelle che qualcuno ha definito “l’oppio dei popoli”, ma io qui non scrivo di religioni, perché anche su questo tema ci
sono innumerevoli visioni diverse.

Nel mio modo di vedere, in quello che io sento vero, il nostro essere esiste da sempre ed esisterà per sempre. Sicuramente non sarà nella forma nella quale oggi lo conosciamo, ma continuerà, forse anche solo come stato d’essere attraverso il quale l’Assoluto, Dio, manifesta se stesso.

E qui non intendo solamente un Dio personale, un vecchio con la barba, ma quel Dio, del quale scrivo nel mio libro, che è ineffabile.

Trascendente, quindi oltre la creazione, e immanente, quindi presente nella creazione. Tutto ciò che esiste e tutto ciò che non esiste.

Noi siamo come gocce nell’oceano, della stessa sostanza dell’Assoluto, ma nello stato di cellula di un immenso corpo.

Perderemo la coscienza di ciò che siamo ora?

Io penso che quando varcheremo la soglia vedremo tutta la nostra vita e
impareremo cose che non abbiamo imparato, semplicemente perché non eravamo abbastanza distaccati da noi stessi da vedere realmente come stavamo vivendo.

Mi piace credere che non ci siano più vincoli, barriere, che finalmente potremo lasciare che l’amore che proviamo sia libero e non condizionato da strutture tipicamente umane.

Mi piace immaginare di essere libero, di potere viaggiare verso l’infinito, di tuffarmi nelle stelle fiammeggianti e di abbracciare tutte le persone amate che sono già dall’altra parte in un abbraccio non fisico, dove finalmente sono cadute tutte le barriere.

Quando parliamo della morte c’è chi s’incupisce e chi invece ne parla con paura. La morte dovrebbe essere secondo me vista come una transizione da uno stato a un altro. Certo, tutti abbiamo sofferto per la perdita di persone amate, ma a volte vorremmo trattenere persone che invece hanno un’altra strada da seguire, un altro viaggio da compiere.

Dovremmo gioire dei momenti condivisi e sapere che un giorno ci reincontreremo.

Quando la nostra società arriverà a vedere la morte in questo modo anche le paure che abbiamo della vita svaniranno, o almeno questo è ciò
che mi auguro.

3 commenti su “Nascere al cielo”

  1. Finalmente trovo una persona che la pensa come me. Perché essere tristi se torniamo al Padre, andiamo nella pace, nella luce. Capiremo tante cose e saremo felici. Io spero mantenete la lucidità per vivere il trapasso con coscienza. Ma se siamo Cristiani smettiamola di frignare

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