Last Man Standing

Scrivo qualcosa dopo molto tempo. Lo so. Quelli che hanno avuto la pazienza di aspettare e ancora attendono notizie da parte mia saranno premiati. I primi dieci che mi scriveranno che ancora non hanno il mio libro “Sposta le tue montagne” ne riceveranno una copia. 😉

La cosa interessante che ho notato è che nonostante il mio lungo silenzio il blog ha ricevuto un numero abbastanza costante di visitatori in un ordine per me abbastanza apprezzabile.

Vi ringrazio per questo.

Ho pensato a lungo a quello che voglio pubblicare su questo blog, anche in seguito a certi commenti ricevuti sui social.

Io sono qui e mi occuperò prevalentemente di crescita spirituale. Chi desidera leggere le mie riflessioni mi troverà qui. Non scriverò tutti i giorni, e magari non sarò nemmeno costante nella pubblicazione. Di certo questa è una cosa che nell’epoca dei social dove tutti cercano di essere sempre presenti per mantenere il contatto con il proprio pubblico non è in linea con i tempi.

A me però piace pensare al rapporto che ho con chi mi segue come quello tra cari amici che magari non si sentono a lungo, ma che hanno l’altra persona sempre nel cuore.

E sapete cosa vi dico dei social? Chi se ne frega.

Se avessi voluto guadagnare con corsi e quant’altro lo avrei già fatto. A me interessa invece dare il mio contributo, per quanto piccolo, per rendere questo mondo migliore. Insieme a voi.

Riflessioni

Scrivo un articolo dopo quasi un mese, senza avere preparato una scaletta o un tema, ma semplicemente per esprimere poche riflessioni su quello che significa avere un blog.

Non essendo un blogger professionista e avendo mille impegni al di fuori di questo sito, tra lavoro, famiglia e passioni varie, ho pensato che sarebbe interessante cambiare modalità di relazione con il mio pubblico.

Mi spiego: Ho mille idee e tanti articoli per la testa e sicuramente il mio desiderio è quello di contribuire il più possibile al benessere delle persone. Di certo però non ho la pretesa di dare risposte definitive sulla vita, sul mondo e sulla realtà, ma l’intenzione di mostrare il mio punto di vista.

La mia vita è vissuta in maniera straordinaria, con una gioia che faccio fatica a descrivere a parole, e così cerco di trasmettere come posso quello che riesco. Mi piace l’idea di poter contribuire a mantenere alto il fuoco della speranza, di trasmettere idee che possano in qualche modo portare a riflessioni che possano migliorare la vita di coloro che mi seguono.

Quindi questo post si rivolge a chi legge con una domanda che può portare questo blog a un altro livello, anche di condivisione.

Di cosa volete che scriva?

Ho scritto di percezione della realtà, di speranza, ho raccontato storie di grandi personaggi, ho pubblicato articoli riguardanti la meditazione e la crescita personale…A volte però ci sono temi precisi sui quali le persone desiderano un punto di vista diverso, un’opinione altrui.

Certo, ci sono mille temi sui quali comunque tornerò. Quando poi avrò la possibilità di seguire il blog con maggiore assiduità, anche gli articoli saranno più frequenti. Intanto però vi chiedo un contributo per dare qualche spunto di riflessione a me e ad altre persone che potrebbero essere interessate.

Chi ha letto il mio libro “Sposta le tue montagne”, edito da Anima Edizioni, conosce già una parte delle mie idee, e nel caso non lo aveste fatto v’invito a leggerlo, ma sarebbe bello condividerne molte altre.

Un caro saluto a voi lettori e un abbraccio forte. 😉

Caro amico ti scrivo

In origine avevo iniziato con questo blog per focalizzare la mia intenzione prevalentemente sulla crescita personale. Come sapete da oltre vent’anni studio diverse discipline che mi hanno portato ad avere esperienze spirituali meravigliose e una qualità di vita che mai, nemmeno nei miei sogni più arditi, avrei immaginato.

Se mi avessero detto da giovane che avrei avuto la possibilità di stare come mi sento ora a livello interiore non avrei fatto solo una firma, ne avrei fatte mille. Nel mio libro “Sposta le tue montagne” ho condiviso alcune mie riflessioni ed esperienze perché il mio desiderio é quello di poter aiutare le persone a stare meglio. Se io che ero stato fortemente ateo e avevo una visione molto negativa della vita sono cambiato allora, ho pensato, chiunque può cambiare.

Ne sono tuttora convinto e nei miei articoli continuerò a scrivere anche di queste tematiche.

Oggi però non vi scrivo di questo, ma del mio amore per la scrittura, del mio desiderio di condividere con voi qui sul mio blog anche brevi racconti che ho scritto.

Scrivere per alcuni è un po’ come respirare. Una necessità. Ed è anche un modo attraverso il quale elaborare e filtrare il mondo esterno e il proprio mondo interiore per aprire nuove porte nella coscienza.

I libri di crescita personale sono sicuramente importanti per chi desidera avere delle indicazioni da parte di chi magari ha già realizzato degli obiettivi. Personalmente però amo molto anche la narrativa, anche perché attraverso di essa si possono gettare dei semi sulla percezione del mondo che possono portare a sua volta a una crescita personale importante.

Prendiamo l’esempio di autori come Luigi Pirandello e Hermann Hesse, che nei loro scritti hanno donato perle di saggezza importanti, oltre a mostrare una profonda conoscenza di tematiche dal carattere religioso e spirituale.

Qualcuno forse si ricorderà ne “Il fu Mattia Pascal” le digressioni sulla società teosofica, molto in voga all’epoca, con citazione di autori quali Leadbeater, membro della stessa, e Allan Kardec, lo spiritista più conosciuto del periodo, oltre alla descrizione di una seduta spiritica, che mostrano il suo interesse per la dimensione trascendente.

Per Pirandello ciò che distingue l’uomo dagli altri esseri è la coscienza della propria esistenza, il nostro sentirci vivi, che definisce la nostra percezione della realtà.

In “Uno, nessuno e centomila” la vita del protagonista cambia radicalmente quando egli prende coscienza di un aspetto del quale non si era mai accorto del suo viso (il naso storto) che lo porta a chiedersi quale fosse il suo vero essere, visto che ogni persona lo vedeva in un modo che dipendeva dalla percezione che di lui avevano. Magistrale la scena nella quale egli è in una stanza con sua moglie, il suo socio e il suo cane, e immagina se stesso visto da ognuno di questi punti di vista, vedendosi così molteplice, ma in quanto molteplice alla fine in realtà non sentendosi più nessuno.

In questo senso già il titolo è un’indicazione sulla percezione che il protagonista ha di sé. Perché se centomila uomini lo vedono dall’esterno, allora esistono centomila visioni di quello che egli è. Centomila e nessuna.

Hermann Hesse invece nei suoi libri tocca l’essenza stessa della spiritualità, del desiderio dell’uomo di essere libero, ma al contempo amato e abbandonato a una dimensione superiore che in ogni momento è presente nonostante i singoli fallimenti dell’essere umano. Sono straordinari in tal senso “Siddharta”, “Demian” e lo splendido “Narciso e Boccadoro”, dove egli tocca dei vertici di poesia pura nella sua prosa in un tedesco che assurge a vette eccelse.

Secondo Salman Rushdie, tra gli altri, la narrativa ci può portare a mostrare la verità attraverso la finzione. Essa può indagare gli aspetti più nascosti dell’animo umano e mostrarci l’essenza stessa dell’essere.

Per quanto mi riguarda la scrittura è sia arte e sia artigianato, nel senso che oltre al talento necessario serve un lavoro di riscrittura che permetta d’esprimere al meglio le proprie intenzioni a livello d’espressione emozionale e non solo. Come lo scultore da un pezzo di marmo estrae la sua opera, così lo scrittore da una forma grezza deve limare ogni frase, asciugarla, trovare le giuste distanze tra i personaggi, l’intreccio e la storia. Serve disciplina, costanza e tempo.

Sono un lettore esigente e spesso le cose che ho scritto in passato non mi sono piaciute. Soltanto quando scrivo cose che veramente trovo valide ho la voglia di condividerle. Gli articoli di questo blog invece mi risultano più semplici da scrivere, soprattutto perché raccontano di avvenimenti del mondo concreto.

Nella narrativa e nella prosa invece dobbiamo lasciare che siano le azioni e le parole dei personaggi a darci la loro dimensione, a mostrarci il loro mondo. Ha per esempio, più forza una cosa evocata, rispetto al fatto stesso di mostrarla.

In questo caso faccio l’esempio che ho maggiormente ammirato, che però viene dal cinema. Il linguaggio cinematografico ovviamente è diverso, ha altre esigenze sia a livello narrativo e sia livello d’espressione. Nel film “Seven” del regista David Fincher un serial killer uccide utilizzando come riferimenti per i suoi delitti i sette vizi capitali. Ebbene, in tutto il film non vediamo mai un omicidio, non vediamo mai il momento della violenza, essa viene sempre solamente evocata, donando al film una tensione incredibile.

Il linguaggio può essere usato in molti modi. L’utilizzo della grammatica, della sintassi, delle immagini, delle descrizioni, dei dialoghi oppure la mancanza di essi ci portano a conoscere meglio un autore e il suo mondo.

Scrivere ti porta a conoscere delle cose del tuo essere che a volte non immaginavi nemmeno d’avere.

A volte lasciare libero il flusso della coscienza nella scrittura ti porta a risposte delle quali non conoscevi nemmeno le domande. Scrivere può essere una forma di terapia, dove lasciare uscire cose che sono ferme, immobili, dentro di te da tempo, ma che aspettano solamente che tu dia loro la possibilità di manifestarsi. Questo sia per le cose che a volte non vogliamo riconoscere in noi stessi, ma anche per idee nuove che ci aprono strade nel pensiero che possono cambiarci nel profondo.

Ogni autore ha una sua voce. A me piacerebbe farvi conoscere più da vicino la mia. Per questo l’idea di pubblicare sul mio blog alcuni brevi racconti mi dona gioia. Alcuni sono lì, in un cassetto (o in un a cartella sul pc), da tempo ad aspettare un pubblico che possa emozionarsi.

In passato credevo che la mia scrittura non fosse ancora matura, che dovesse migliorare, e certamente non si smette mai di crescere, contemporaneamente però rileggendo delle cose che ho scritto ho avuto le lacrime agli occhi, ho gioito, ho sofferto, e mi sono reso conto che la gioia della scrittura e della rilettura di quello che ho scritto è grandissima. Per questo desidero condividerle con voi.

Mi auguro che desideriate accompagnarmi in questo nuovo viaggio, dove spero che quello che scrivo possa emozionarvi quanto mi sono emozionato io leggendo i libri che maggiormente amo.

Elogio dell’ignoranza consapevole

“Io so di non sapere.” Socrate

Credo che per spiegare il senso di questo post basterebbe leggere la famosa citazione di Socrate e comprenderla veramente.

In un mondo nel quale chiunque di noi può scrivere su qualsiasi tema anche senza avere la minima conoscenza al riguardo, essere consapevoli della propria ignoranza è a mio modo di vedere un vantaggio sostanziale.

Tutti abbiamo letto sui social media, ma anche sui giornali, in TV, sul web e in ogni dove, opinioni spacciate per verità assolute. Spesso addirittura chi non è d’accordo con un determinato punto di vista viene insultato e deriso. Questo anche se la persona bersagliata magari è esperta nel tema grazie a una vita dedicata allo stesso.

Di volta in volta leggiamo di persone che un giorno sono ingegneri, poi diventano virologi, poi esperti di diritto internazionale, poi di politica, di cucina, di giardinaggio, di musica, di letteratura, di educazione sociale, civica e di tutti gli argomenti che possiamo immaginare.

Personalmente la mia continua sete di conoscenza mi ha portato a leggere libri su tantissimi temi e così mi sono reso conto che ogni volta che approfondisco qualcosa, sono ancora sulla superficie. Ho compreso infatti che per essere veramente a conoscenza dell’argomento dovrei dedicarci un’intera vita e spesso questo potrebbe anche non bastare.

Il mio rapporto con l’ignoranza è, diciamo così, duale: Da un lato mi dispiace essere consapevole della mia ignoranza, dall’altro invece ne gioisco, perché potrò sempre giungere a nuova conoscenza.

L’elogio del titolo è proprio ragionato in tal senso. L’ignoranza non è una virtù in sé, ovviamente, ma la consapevolezza della propria ignoranza potrebbe diventarla.

Questo tenendo in considerazione anche che in un mondo complesso come il nostro il confronto democratico, quello vero, può portare a chi è coinvolto un arricchimento interiore, sia a livello intellettuale, sia a livello di crescita spirituale.

Il mio approccio, per esempio, negli argomenti riguardanti la dimensione spirituale è tra la consapevolezza dell’esperienza mistica, imponderabile e inspiegabile, e la dimensione razionale che mi porta a ragionare sulle possibili implicazioni della stessa, la quale potrebbe anche essere una proiezione che nasconde altri meccanismi di carattere psichico e mentale.

E ne scrivo dopo varie esperienze di questo tipo.

Mi lasciano perplessi, a ogni modo, coloro che vendono le loro opinioni come assolute e imprescindibili. Semplicemente perché a causa di questo gli stessi potrebbero non avere un’ulteriore crescita, perché cristallizzano le loro idee in quello che rischia di diventare un dogma anche personale. Questo potrebbe impedire così un’ulteriore evoluzione, una nuova presa di coscienza, che potrebbe, di fatto, negare la visione precedente.

La mia idea di crescita personale è di una costante ricerca della consapevolezza del momento nel quale ci troviamo e di comprenderne i meccanismi e le possibilità.

Ogni situazione, per quanto sgradevole, ha in sé il potenziale per essere usata in maniera cosciente per un’ulteriore crescita, per una nuova presa di coscienza che ci porta a superare il punto di vista precedente.

Come ho già scritto tempo addietro, credo nell’essere in divenire. Questo nel senso che ritengo fondamentale la consapevolezza di quello che siamo, ma anche che diveniamo nel tempo una versione ulteriore di noi stessi.

L’essenza del nostro essere rimane la stessa, ma l’esperienza utilizzata come motore del cambiamento ci porta a divenire potenzialmente migliori, se desideriamo crescere come persone.  

Questa è, per me, una delle chiavi fondamentali attraverso le quali rapportarsi con la vita e la conoscenza.

Grazie anche a questo nessuno mi toglierà mai il sapore e la gioia della scoperta, del conoscere cose nuove, di sapere di non sapere, godendomi appieno questo meraviglioso viaggio chiamato vita.

Beati gli ignoranti. Quelli che sanno d’esserlo.

Azioni per il risveglio-1

Chi segue da tempo questo blog ha compreso che ritengo fondamentale essere parte attiva del cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. Possiamo attraverso le nostre azioni, le nostre parole e i nostri pensieri avere un impatto diretto sulla realtà.

Anche se il mio libro si occupa prevalentemente di fede, come avete visto, i post che scrivo raccontano anche del mondo concreto, di problematiche reali, con le quali ci dobbiamo confrontare.

Dal mio punto di vista occuparsi solo dell’aspetto spirituale, o della crescita personale, rappresenta un altro modo di fuggire, di non affrontare la vita, e la realtà, per quello che sono.

Se una persona, per esempio, fa una meditazione profonda che le porta grande benessere e poi vedendo la gente che muore di fame dice che è semplicemente il loro karma, questa persona, dal mio punto di vista, oltre che essere persa nel proprio ego, è assolutamente inutile per l’evoluzione dell’Umanità.

Fino a quando crederemo che cresciamo solo come singoli, e non come parti dello stesso “insieme” siamo destinati a vivere una vita che non rappresenta il pieno potenziale del nostro essere, del nostro ruolo.

Nelle varie religioni del mondo esistono figure che rinunciano consapevolmente a quella che viene considerata la “liberazione finale” per portare gli altri al risveglio. Così come in altre la dedizione nei confronti del prossimo e l‘abbandono nei confronti del divino sono fondamentali per riportare l’essere umano in maniera compiuta nello stato di “santità”, che è un potenziale insito in ognuno di noi.

Anche in coloro che riteniamo non degni, o inferiori, o incapaci, o troppo malvagi.

La redenzione dell’essere umano è un altro potenziale che potrebbe risvegliarsi. Per questo dovremmo innanzitutto concentrarci sul nostro retto pensare, parlare e agire, prima di esprimere giudizi sul prossimo.

Nel caso estremo dovremmo giudicare l’errore, non la persona che lo commette. Se rendessimo l‘errore inscindibile dalla persona, questa, pur essendosi magari pentita, avendo scelto di cambiare, di dedicarsi a un cammino di purificazione, ai nostri occhi rimarrebbe quello che era prima del cambiamento.

Da dove iniziare con le nostre piccole azioni?

La prima cosa, dal mio punto di vista, dovrebbe essere la piena consapevolezza che un lungo viaggio inizia da un primo semplice passo. Il susseguirsi di piccoli passi nella stessa direzione ci porta sempre più vicini alla meta.

In questo post vi metterò informazioni che potrebbero sembrare fuori luogo in un blog che prevalentemente si occupa di crescita personale, ma come già accennato sottolineo il fatto che ritengo necessario un intervento concreto a livello personale anche nelle nostre piccole abitudini, che hanno un impatto diretto sul mondo.

Come quando andiamo a fare la spesa.

Quando facciamo acquisti è come se in un certo senso avessimo la possibilità di votare per il modo con il quale le aziende si muovono nel mondo. Ovviamente c’è anche da tenere in considerazione la possibilità di spesa che hanno le persone, ma a volte semplicemente cambiando marca scegliamo un modo di lavorare più etico senza perdere in qualità o nel prezzo.

Da anni seguo un sito che fa il monitoraggio delle varie multinazionali del mondo, e potete vedere, mentre lo stesso viene costantemente aggiornato, il modo con il quale queste si muovono, dove sfruttano il lavoro minorile, non rispettano il minimo salariale dei lavoratori, dove sono coinvolte in scandali finanziari oppure in abusi ambientali.

Il sito è il seguente: transnationale.org
Il link che vi ho messo è quello in italiano, anche se non tutte le parti sono tradotte.

Chiunque di voi sia interessato a comprendere meglio le dinamiche del mercato reale e il dietro le quinte non dichiarato normalmente qui potrà avere una serie d’informazioni fondamentali per scegliere in maniera etica i propri acquisti.

Ovviamente ci possono anche essere le esigenze di genitori che hanno bambini che amano certi prodotti, oppure le nostre stesse abitudini, senza citare il fatto che a volte è difficile anche conoscere i collegamenti tra una marca e l’altra.
Spesso ci sono marche che non sappiamo essere di proprietà di altre società delle quali magari vorremmo evitare i prodotti.

Ritengo però opportuno cominciare ad approfondire anche i propri acquisti in maniera consapevole.

Grazie a queste scelte etiche e solidali da parte dei consumatori molte aziende nel mondo stanno rivedendo il loro modo di rapportarsi sia nei confronti dei loro dipendenti e sia nei confronti del loro ruolo come esempio da seguire per portare a cambiamenti reali e concreti nella vita di molte persone.

Il consumismo che affligge la nostra società può diventare l’arma stessa per sconfiggerlo, attraverso un utilizzo cosciente e consapevole del ruolo di consumatori, che diventano coloro che decretano attraverso il loro voto, nei supermercati e non, il successo o meno di una società.

A breve vi scriverò di alcuni esempi nobili di società che stanno affrontando il cambiamento nel modo con il quale noi stessi dovremmo fare.

State sintonizzati.

Lo spazio interiore

Interrompo momentaneamente la sequenza di post dedicati a storie e situazioni che possono essere d’ispirazione nel nostro agire per portarvi una riflessione riguardante la situazione attuale che ormai ci riguarda tutti da vicino.

Non sono un virologo, un immunologo o un medico, e non ho la pretesa di svelare complotti o quant’altro, come molti blogger e opinionisti stanno facendo. Non ho le competenze mediche per farlo e non voglio sommare altre speculazioni a informazioni contraddittorie che stanno confondendo molte persone.

Ovviamente ritengo opportuno sottolineare il fatto che ognuno di noi può contribuire al meglio a far sì che la situazione torni alla normalità seguendo le raccomandazioni che ci vengono date a livello igienico/sanitario.

La riflessione che voglio portarvi riguarda le opportunità che questa situazione drammatica ha in sé a livello di sviluppo della nostra coscienza, sia individuale e sia collettiva.

Nella frenesia di una società basata su modelli che mettono al centro l’apparire e non l’essere, dove molti ostentano quello che hanno per dimostrare il proprio valore, una pausa nella folle corsa può portarci verso il centro del nostro essere, verso noi stessi.

Nella nostra coscienza individuale spesso solamente le situazioni gravi ci portano ad affrontare dei cambiamenti reali, a nuovi modelli di pensiero necessari per affrontare situazioni che il vecchio modello non è capace di risolvere.

La crescita personale in alcuni arriva attraverso un costante lavoro su di sé, mentre nella maggioranza dei casi avviene in momenti difficili, dove possiamo trarre, se impariamo da essi, insegnamenti che rendono persone diverse.

In questo vedo l’opportunità che la situazione che stiamo affrontando ci può dare. Molte persone temono di affrontare la propria interiorità, le proprie paure, perché le porterebbe a dover mettere in discussione il modo con il quale hanno affrontato la vita e il mondo.

Il cambiamento a volte può fare male.

Così, oggi come oggi, dove milioni di persone sono costrette a limitare le relazioni interpersonali senza poter andare nemmeno nei luoghi di aggregazione culturali, molti di noi potrebbero trovarsi in difficoltà, spaesati. Questo perché non abbiamo l’antidoto, non per il virus, ma per le cose che sono dentro di noi che non abbiamo mai voluto/dovuto affrontare fino in fondo.

Quanti di noi hanno coltivato il proprio spazio interiore, la vastità del proprio essere?

Quanti di noi si chiedono le motivazioni delle proprie azioni, delle proprie parole, dei propri pensieri?

Ora che anche le scuole e le chiese sono chiuse, che ci viene chiesto di non stare vicino nemmeno alle persone che amiamo maggiormente, molti avranno la possibilità di guardarsi dentro, di rivedere aspetti del proprio comportamento, e, se decideranno di farlo, di crescere come persone a livello interiore.

Certo, molti accuseranno il governo, i “poteri forti” e molto altro, e anche se ognuna di questa componenti potrebbe avere delle responsabilità per la situazione che il mondo sta vivendo, contemporaneamente molte altre potranno coltivare quello spazio interiore dove troviamo le risposte essenziali del nostro essere.

Lo spazio interiore che ognuno di noi ha in sé contiene una vastità che a volte fa paura, proprio perché l’essere umano ha difficoltà a concepire sé stesso come qualcos’altro rispetto al modello imperante che una società dedita al consumo ci propone.

Ogni essere umano è portato per natura a cercare di andare oltre, di superare ciò che era precedentemente, e per quanto mi riguarda solo nella vastità del proprio spazio interiore può divenire consapevole di ciò che realmente è:

Una cellula nell’immenso corpo di Dio, della stessa sostanza, come una goccia nell’Oceano della coscienza.

Chi è ateo potrà ora pensare che sono in errore. Devo dire che da ex ateo militante sono consapevole che solamente un’esperienza reale, concreta, incontrovertibile può portare un essere umano a cambiare idea riguardo a questo e quindi a chi è ateo posso solamente portare uno spunto di riflessione.

Quando ero ateo la mia razionalità era il modo con il quale mi relazionavo alle cose, alle situazioni, agli avvenimenti e pure alle relazioni interpersonali, negando di fatto quello che invece sentivo profondamente dentro di me. Qualcosa che non capivo e che non volevo conoscere.

Ora abbiamo la possibilità di rivedere il nostro modo di relazionarci alla nostra interiorità (dedicandole uno spazio), agli altri, e al mondo.

A volte la folle corsa che gli avvenimenti che una società come la nostra ci porta costantemente c’impedisce di guardare le cose con il giusto distacco, la giusta tranquillità.

In questi giorni ho ricevuto messaggi meravigliosi nei quali le persone invitano ognuno di noi a fare ciò che è giusto per il prossimo, per assumerci consapevolmente la responsabilità riguardo alla vita e alla salute di tutti.

Perché anche se ora non siamo in giro a festeggiare, ad abbracciare le persone care, possiamo farlo nello spazio della nostra interiorità, il luogo dove nessuno può avere il dominio su di noi se non siamo noi stessi a concederlo.

La nostra libertà interiore può farci comprendere quanto siano fasulle le catene imposte dal mondo, dalla società o da modelli che vengono mostrati come assoluti.

Nelson Mandela è stato in carcere per 27 anni, e a volte ha raccontato come questo periodo lo abbia portato a coltivare il proprio spazio interiore, dove nessun carceriere gli poteva portare via la sua vera libertà, quella dell’anima.

Possiamo conoscere il nostro essere come mai prima, coltivarlo, e poi rinascere portando così anche il mondo intorno a noi a prendere consapevolezza del cambiamento che possiamo portare al mondo.

Ora c’è il dramma, le persone malate, i morti, l’economia che rischia di saltare, cose che non dobbiamo mai dimenticare. Ma giorno per giorno possiamo gettare i semi per un mondo nuovo, per un mondo che ricorderà questo momento come qualcosa che ha portato a far sì che molte persone hanno scelto un modo più giusto per vivere in una società che anche grazie al loro cambiamento è diventata migliore.

Diamo il nostro contributo perché l’umanità possa diventare la massima espressione del suo potenziale.

Il nostro libero arbitrio ci porta a scegliere cosa fare di questo periodo. Rendiamolo qualcosa che ci faccia divenire persone migliori.

Elogio della miopia

Credo che essere miope in un certo senso sia una fortuna. Perché la miopia può essere una benedizione. Se sappiamo trarne insegnamento.
Un miope non vede bene da lontano e impara che solamente attraverso le giuste lenti può vedere le cose come dovrebbe vederle. Un miope impara che non può accusare gli altri, il mondo o la politica, perché non è in grado di distinguere chiaramente le immagini.

Semplicemente ha bisogno di qualcosa attraverso la quale poter mettere a fuoco quello che vede.

Una delle cose importanti che ho imparato nel mio percorso di crescita spirituale è che nel mondo tutto può essere interpretato, diventare simbolo, allegoria e mezzo attraverso il quale vedere oltre.

Come miope ho imparato a mie spese che copiare dalla lavagna senza vederci bene non porta buoni voti e nemmeno alla risposta giusta.

Ecco, voglio dirvi che molti guardano il mondo, la realtà, la società come miopi, vedendo tutto in maniera sfocata, ma con l’ausilio di altri miopi che indicano loro la risposta sbagliata.

Se leggete i social network o i commenti ai forum sembra che tutti “sappiano di avere ragione”, mentre un miope potrebbe dire loro che forse hanno bisogno di lenti nuove, perché a volte dovete cambiarle nuovamente, anche se credevate che andavano bene…

Una correzione eccessiva vi porterebbe a sua volta ad altri disturbi, come impara chi riceve da ottici poco competenti lenti troppo forti.

Ecco, vedo la mia miopia come una benedizione, perché ho imparato che alla fine siamo tutti un po’ miopi in qualche aspetto della vita. A volte non vogliamo vedere. E vogliamo mostrare agli altri che invece la nostra vista è aguzza, che vediamo bene la realtà…

Ognuno di noi guarda la vita attraverso i propri “occhiali”, le proprie lenti. Anche io ho le mie, ma essendo miope forse ho un certo vantaggio. Perché so che anche se penso di avere ragione potrei non averla.