La sfida celeste

Quale Bibbia?-Primo confronto

Come scritto nel post precedente pubblico qui un confronto tra cinque diverse edizioni della Bibbia in mio possesso, dove potete valutare personalmente le differenze presenti. Si tratta di due Bibbie cattoliche, una protestante, una interconfessionale e una della congregazione dei Testimoni di Geova.

Qualcuno sostiene che alla fine, in generale, pur essendoci differenze sui termini utilizzati a volte, il messaggio non si perde, perché fondamentalmente coerente, a prescindere dalla traduzione che leggiamo. In questo caso specifico però vi metto un passaggio dove nella stessa frase troviamo un’edizione che utilizza un termine (“maledirà”) che viene tradotto in un’altra versione con il suo esatto contrario (“benedirà”). Questo è il motivo per il quale utilizzo proprio questo passaggio.

(Ho messo anche un link al testo originale in ebraico, che chi conosce potrà utilizzare come riferimento.)

Il testo biblico completo, a prescindere dal canone di riferimento utilizzato, è pieno di un numero elevatissimo di passaggi interpretati in modi molteplici, come vedremo in futuro.

La sfida celeste del titolo è quella ormai famosa tra Satana (in una versione definito “il satana” in minuscolo, che qui non è un nome, ma un sostantivo) e Dio. (L’ebraico שָּׂטָ֖ן viene tradotto in contesti non biblici anche come l’avversario o l’accusatore, ma più sovente come “l’avversario” o anche come diavolo, mentre qui viene tradotto usualmente come nome indicante l’avversario di Dio per antonomasia.)

Nel versetto 6 del libro di Giobbe vediamo che i figli di Dio, tradotti anche come “creature celesti”, si presentano davanti a Dio e anche Satana (o il satana) è presente. Avete letto bene. In questo passaggio (Giobbe 1:6-12) della Bibbia Satana, considerato normalmente come la fonte di ogni male, si trova in mezza alla corte celeste e oltretutto sfida Dio.

In che modo?

Dopo che Dio si rivolge direttamente a Satana per elogiare il fedele Giobbe, questi gli dice che anche solamente togliendogli le benedizioni ricevute questa cosa cambierebbe. Dio così concede a Satana il potere su ciò che appartiene a Giobbe ponendogli il limite di “non stendere la sua mano su di lui”. In seguito alla sfida Giobbe perderà addirittura tutti i suoi figli (Giobbe 1:19).

Nei secoli sono stati scritti fiumi d’inchiostro su questo libro della Bibbia e sull’origine stessa del male, sulla libertà che Dio concede al male stesso sugli uomini retti, come in questo caso Giobbe, che perdendo apparentemente la grazia divina viene poi accusato ingiustamente dai suoi amici di essersi allontanato con il suo agire da Dio, meritandosi così l’ira divina.

Giobbe è innocente. Eppure Dio concede la libertà a Satana di fare varie cose, sui suoi possedimenti e anche sulla sua famiglia, e tutto per provare che egli è devoto a Dio a prescindere dalle circostanze esterne.

In vari scritti qualcuno definisce “infantile” il fatto di confondere Satana con “il satana”, ma il testo ebraico non chiarisce la frase in sé. Inoltre esistono innumerevoli interpretazioni del passaggio, anche nella tradizione ebraica, che non sono in accordo tra loro.

La sofferenza del giusto diventa così nel libro di Giobbe tema di discussione tra i vari personaggi che appaiono e parlano, tra accuse dirette a Giobbe e riflessioni sull’imponderabile origine delle motivazioni che spingono Dio nelle sue azioni nel mondo.

Riflessioni che hanno portato nel tempo anche molti teologi del mondo ebraico a confrontarsi sulle motivazioni ultime della Shoah, in quella che viene definita “Teologia dell’Olocausto”.

Questa s’interroga sulle origini del male, tra l’idea del sacrificio necessario in modo che i peccati del mondo vengano purificati attraverso il sangue versato dagli innocenti, e l’idea del prezzo da pagare per il libero arbitrio umano, che sposta così la responsabilità del male da Dio alle scelte dell’umanità stessa.

Il tema delle origini del male ancora oggi per molti credenti risulta inspiegabile, mentre altri utilizzano l’idea stessa di un piano preordinato che alla fine porterà al trionfo di ogni bene, dopo che il male sarà lasciato libero di agire nel mondo, portando così a separare, in una delle visioni escatologiche cristiane, coloro che hanno agito rettamente dagli altri.

Giobbe 1,6-12-Versione tratta da “La Bibbia di Gerusalemme”-edizione italiana del 2009 con l’Imprimatur del Card. Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, del 14 novembre 2008-Per il testo della traduzione in lingua italiana de La Sacra Bibbia nella versione ufficiale a cura della Conferenza Episcopale Italiana-©2008 Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena- ©2008 Libreria Editrice Vaticana

6 Ora, un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro. 7 Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Dalla terra, che ho percorso in lungo e in largo». 8 Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male». 9 Satana rispose al Signore: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? 10 Non sei forse tu che hai messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quello che è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e i suoi possedimenti si espandono sulla terra. 11 Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti maledirà apertamente!». 12 Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stendere la mano su di lui». Satana si ritirò dalla presenza del Signore.

Giobbe 1,6-12-Versione tratta da “La Sacra Bibbia”-Traduzione dai testi originali-Edizioni Paoline-Finito di stampare negli stabilimenti litografici paolini a Roma, febbraio 1964-Imprimatur Curia Episcopalis Albanen 24-6-1958

6 Un giorno avvenne che i figli d’Iddio andarono a presentarsi davanti al Signore e il satana andò pure in mezzo a loro. 7 E il Signore chiese al satana: «Da dove vieni?». E il satana rispose al Signore dicendo: «Dal percorrere la terra e dall’aggirarmi per essa». 8 E il Signore disse al satana: «Hai posto il tuo cuore sul mio servo Giobbe, che nessun come lui c’è sulla terra, uomo perfetto ed integro, timorato d’Iddio e lontanono dal male?». 9 E il satana rispose al Signore e disse: «Forse per nulla teme Giobbe Iddio? 10 Non hai messo una siepe intorno a lui e intorno alla sua casa e a tutto ciò che è suo? L’opera delle sue mani hai benedetto e il suo bestiame abbonda sulla terra. 11 Ma e…stendi un poco la tua mano e tocca quel ch’è suo: vedrai…se non ti benedice in faccia!». 12 Il Signore disse al satana: «Ecco, tutto quello ch’è suo è in mano tua, solo su lui non stender la tua mano». E il satana partì dalla presenza del Signore.

Giobbe 1,6-12-Versione tratta La Sacra Bibbia-Con note e commenti di John MacArthur (pastore della Grace Community Church di Sun Valley, in California, dal 1969)-Nuova Riveduta 2006-Società Biblica di Ginevra

6 Un giorno i figli di Dio vennero a presentarsi davanti al SIGNORE, e satana venne anch’egli in mezzo a loro. 7 Il SIGNORE disse a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al SIGNORE: «Dal percorrere la terra e dal passeggiare per essa». 8 Il SIGNORE disse a Satana: «Hai notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Dio e fugga il male». 9 Satana rispose al SIGNORE: «É forse per nulla che Giobbe teme Dio? 10 Non l’hai forse circondato di un riparo, lui, la sua casa, e tutto quel che possiede? Tu hai benedetto l’opera delle sue mani e il suo bestiame ricopre tutto il paese. 11 Ma stendi un po’ la tua mano, tocca quanto egli possiede, e vedrai se non ti rinnega in faccia!». 12 Il SIGNORE disse a Satana: «Ebbene, tutto quello che possiede è in tuo potere; soltanto non stender la mano sulla sua persona». E Satana si ritirò dalla presenza del SIGNORE.

Giobbe 1,6-12-Versione tratta da “PAROLA del SIGNORE-La Bibbia INTERCOFFESSIONALE”-Approvato dall’Alleanza Biblica Universale (Direzione Europa) e, da parte cattolica, dalla autorità ecclesiastica (Conferenza Episcopale Italiana)-© United Bible Societies 2000

6 Un giorno le creature celesti si presentarono davanti al Signore. e anche Satana andò in mezzo a loro. 7 Il Signore chiese a satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra, che ho percorsa». 8 Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male». 9 Satana rispose al Signore e disse: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? 10 Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. 11 Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!». 12 Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui». Satana si allontanò dal Signore.

Giobbe 1,6-12-Versione tratta da Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture-Basata sulla versione inglese del 2013 eseguita dal COMITATO DI TRADUZIONE DELLA BIBBIA DEL NUOVO MONDO con la consultazione delle lingue originali-Stampa luglio 2017-©WATCH TOWER BIBLE AND TRACT SOCIETY OF PENNSYLVANIA

6 Arrivò il giorno in cui i figli del vero Dio si presentarono al cospetto di Geova, e con loro entrò anche Satana. 7 Geova gli chiese: «Da dove vieni?». Satana rispose a Geova: «Dal vagare e dal camminare per la terra». 8 Allora Geova disse a Satana: «Hai notato il mio servitore Giobbe? Non c’è nessuno come lui sulla terra. É un uomo integro e giusto, che teme Dio e si tiene lontano dal male». 9 Satana rispose a Geova: «É forse per nulla che Giobbe teme Dio? 10 Non hai forse messo una siepe intorno a lui, alla sua casa e a ogni cosa he possiede? Hai benedetto l’opera delle sue mani e il suo bestiame è aumentato molto nel paese. 11 Prova invece a stendere la mano e a toccare tutto ciò che ha, e vedrai se non ti maledirà apertamente». 12 Quindi Geova disse a Satana: «Ecco, ogni cosa che ha è nelle tue mani. Bada solo di non toccare lui!» Così Satana si ritirò dalla presenza di Geova.

Giobbe 1,6-12-La versione in ebraico la trovate qui.

Spiritualità e religione

Qualche tempo addietro ho trovato su facebook, in un gruppo al quale sono iscritto, un post che utilizzerò come spunto per questo articolo. Il gruppo è uno di quelli dedicati alla spiritualità e alla crescita personale.

In questi gruppi può capitare che ci siano dei post che possono essere motivo di discussione e questo indubbiamente lo è stato. La persona che lo aveva scritto aveva messo un’immagine, che qui non pubblicherò, divisa in due parti:

-nella parte superiore c’era la scritta “involuzione” e varie figure di una persona, come quella classica che vediamo per l’evoluzione darwiniana, che prima è in piedi con le mani giunte, e poi si vede in ginocchio in preghiera, fino all’ultima figura dove si vede la persona prostrata.

-nella parte inferiore si legge “evoluzione” dove vediamo dalla scimmia l’evoluzione fino all’uomo che è in piedi, mentre l’ultima figura sulla destra scaraventa in un bidone i simboli della croce, della mezzaluna e della stella di David.

Potete immaginare come possa avere reagito qualcuno, con un certo stupore dell’autore del post, tra l’altro.

Perché scrivo di questo?

Negli anni mi sono reso conto che a volte chi si trova su un percorso di crescita personale e spirituale considera le persone che si trovano all’interno delle varie religioni con un certo senso di supponenza. Ovviamente non vale per tutti, ma alcuni solo perché “ricercatori spirituali” pensano di essere meglio di cristiani, ebrei e musulmani, per esempio.

Queste persone ritengono che il fatto stesso di essere all’interno di una religione porti le persone a essere “involute”, che solamente su un percorso di crescita personale si possa essere “evoluti”, quindi da questo punto di vista “migliori”.

Dopo oltre venticinque anni di, chiamiamolo così, “percorso spirituale” posso asserire tranquillamente che ci sono persone straordinarie, ed evolute, in ogni religione. Ugualmente posso affermare che anche tra coloro che si dichiarano spirituali ci sono persone meno evolute.

Con questo non dico che chi è all’interno di una religione sia migliore, anzi.

Questo non toglie il fatto che pensare che chi è religioso sia “involuto”, e chi “getta le religioni nella spazzatura”, come l’omino dell’immagine, sia “evoluto”, dimostra secondo me una certa superbia da parte di chi afferma questo punto di vista.

Non tutte le persone religiose ovviamente sono spirituali, perché può capitare che ci siano persone che magari vanno a messa, per esempio, tutte le domeniche, che facciano i sacramenti, ma che poi si comportino in maniera assolutamente contraria ai principi della religione che dicono e a volte credono di professare. Di contro ci possono poi essere persone che si dedicano alla spiritualità, fanno meditazione, ma che poi nella vita di tutti i giorni si comportano come le persone che criticano perché religiose.

In questa sede cito il ricordo di un libro nel quale si raccontava che un maestro spirituale indiano, disturbato nella sua meditazione da alcuni bambini che giocavano, li picchiò ferocemente con un bastone. Insomma un tipo distaccato e molto rilassato… 😉

Torniamo al titolo “Spiritualità e religione”.

La spiritualità ha bisogno della religione? Secondo me no, perché citando il Vangelo “lo spirito soffia dove vuole”, e quindi ci sono persone al di fuori della religione che sono assolutamente straordinarie.

La religione ha bisogno della spiritualità? Secondo me sì, perché solamente con la giusta disposizione e apertura allo spirito la religione può essere pura.

La religione è spirituale? Qui rispondo che dipende.

Nel senso che farei una distinzione tra istituzioni religiose e persone che ne fanno parte.

Ritengo che le religioni siano un tentativo dell’uomo di spiegare l’inspiegabile, Dio, ma così lo sono anche tutte le espressioni di tipo spirituale che possiamo trovare nel mondo. Secondo me l’esperienza spirituale è prettamente personale, ma può anche essere comunitaria, a secondo della forza delle relazioni che si creano all’interno della comunità stessa.

Negli anni ho conosciuto persone straordinarie che erano: cristiane, musulmane, ebree, buddiste, induiste, razionaliste, atee o su qualche percorso spirituale più personale. Negli stessi contesti ne ho conosciute di molto meno belle.

La stessa etimologia della parola “religione” ancora è dibattuta.

Deriverebbe dalla parola “religio” alla quale per esempio Cicerone (106 a.C.-43 a.C.) dava il senso di ciò che riguarda il culto degli dei, “da relegere, come elegante deriva da eligere (scegliere)”, quindi anche riguardante una scelta personale, mentre  Lattanzio (250-327), che fu ripreso anche da Agostino d’Ippona (354-430), correggendo Cicerone, sostiene: «Con questo vincolo di pietà siamo stretti e legati (religati) a Dio: da ciò prese nome religio, e non secondo l’interpretazione di Cicerone, da relegendo.»

La parola “spiritualità” deriva dal latino spiritualis che deriva da spiritus ossia “spirito“, e anche su questo potremmo scrivere a lungo, sul senso cioè che questo termine rappresenta nelle varie culture e nelle varie religioni, nelle varie filosofie o nelle varie culture.

La spiritualità è un aspetto dell’esistenza che ritengo fondamentale vivere appieno nella propria quotidianità.

Dio però non è di proprietà di nessuna religione, così come non lo è di nessun percorso spirituale.

Cosa significhi poi per diverse persone la parola “Dio” è un tema che affronterò in un altro post. 😉

Il pianeta di Dio

Ai confini della realtà-3

NB: In questa serie di articoli vengono riportate informazioni non coincidenti con l’opinione dell’autore dello stesso o di collaboratori del blog.

Dopo qualche tempo riprendo gli articoli “Ai confini della realtà” dove vi scrivo di un movimento religioso che ha milioni di adepti. Avete letto bene: Le persone che professano questa religione sono milioni. Probabilmente anche voi ne conoscete qualche esponente.

Perché intitolare il post “Il pianeta di Dio”?

Perché secondo la credenza di queste persone Dio, un ex umano che ha raggiunto la perfezione, vivrebbe su un pianeta chiamato Kolob, dove anche Gesù Cristo si troverebbe attualmente. A ogni modo però non tutti i teologi di questa religione sono concordi se Kolob sia una stella o un pianeta.

Vediamo cosa rende questa religione così particolare per chi non la conosce.

“La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni”, così viene da loro chiamata ufficialmente, ha attualmente circa 16 milioni di adepti nel mondo e sui 26 mila in Italia. Molti di voi li conoscono come “mormoni”.

Pur essendo considerata una Chiesa cristiana, avendo Gesù Cristo come Salvatore, Redentore e Figlio di Dio, essa si discosta di molto per una serie di ragioni.

Il Dio della teologia mormone ha un corpo in carne e ossa, è il Padre come vien immaginato in alcuni dipinti del passato. A volte chiamato Elohim, egli avrebbe vissuto la sua vita da uomo raggiungendo la perfezione e così dalla materia pre-esistente nella nostra zona dell’Universo, non dal Nulla, avrebbe creato il nostro mondo e con sua moglie, una delle Dee, avrebbe concepito gli spiriti di tutti gli esseri umani. Egli non sarebbe l’unico Dio, e anzi l’uomo stesso può raggiungere lo stesso stato. Esisterebbero infatti innumerevoli altri mondi dove vivono altri Dei.

Gesù sarebbe il suo primogenito. Nostro fratello.

Dio vedendo il peccato diffondersi nel nostro mondo sarebbe tornato da Kolob per unirsi carnalmente a Maria e dare così un corpo fisico adatto al proprio figlio primogenito. Gesù dopo la sua risurrezione sarebbe poi apparso alle popolazioni native americane per diffondere il verbo in quello che sarebbe diventato il nuovo mondo.

Questo è quello che racconta “Il libro di Mormon”, che Joseph Smith, fondatore della religione, avrebbe tradotto da testi antichi. Secondo questa versione gli sarebbero stati dati su tavole d’oro dal profeta Moroni, figura importante nella loro tradizione, apparsogli nel 1823, presso una collina vicina alla fattoria della famiglia Smith.

Il testo si narra fosse in egiziano riformato, lingua di cui non abbiamo traccia storica, e che furono tradotti grazie all’ausilio di alcuni oggetti sacri. Un totale di 11 persone giurarono di avere toccato le tavole personalmente, ma di esse non si ha nessuna traccia, perché vennero restituite al profeta Moroni, che poi scomparve, a quanto riportato dalla storia della Chiesa.

“Il libro di Mormon” racconta anche molto altro e insieme alla Bibbia è il loro testo sacro.

Il racconto della famiglia del profeta Lehi che abbandona Gerusalemme, dopo essere stato avvisato da Dio della sua conquista da parte di popolazioni straniere, e che attraversa l’oceano raggiungendo le Americhe è di per sé affascinante. Dalla sua famiglia partiranno due popolazioni, i nefiti e i lamaniti, alle quali Gesù predicherà istruendoli sul perdono e sul battesimo.

Delle due popolazioni non esistono reperti storici verificati. Secondo la Chiesa dei Santi degli ultimi giorni dopo secoli di pace in seguito all’apparizione di Gesù il popolo perse la fede e scoppiò una guerra che spazzò via la quasi totalità della popolazione.

Riferimenti alla Chiesa sono presenti in alcune serie di fantascienza molto famose come “Battlestar Galactica” e “The Expanse“.

“Battlestar Galactica” fu creata tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 da Glen A. Larson, membro della Chiesa e produttore di successo per la TV con serie come Quincy, Magnum P.I., Supercar, L’uomo da sei milioni di dollari e varie altre. La serie ha al suo interno molti riferimenti alla fede da lui professata, come la ricerca del pianeta d’origine della razza umana, chiamato in questo caso Kobol, anziché Kolob. La stessa formula usata nel matrimonio di alcuni protagonisti è stata presa quasi integralmente parola per parola dalla cerimonia della Chiesa, ma molti altri sono i riferimenti alla sua fede.

In “The Expanse”, che si svolge nel 24° secolo, tratta da una serie di romanzi*, invece appare il manifesto del musical dedicato al “Libro di Mormon” e, tra le altre cose che si vedono nei vari episodi, la Chiesa fa costruire un’enorme astronave, con all’interno un tempio, che dovrebbe servire ai fedeli per cercare Kolob. Il loro ruolo nella serie in realtà si limita a una manciata di puntate, ma l’astronave sarà fondamentale per alcuni snodi narrativi che qui non vi spoilero.

“Il pianeta di Dio” (O la stella di Dio) per milioni di persone è una verità che viene dalla propria fede. Per quanto ci riguarda è un’altra puntata “Ai confini della realtà”.

* Sono pubblicati a nome James S. A. Corey, pseudonimo utilizzato dai due autori Daniel James Abraham e Ty Corey Franck. Fino a ora sono stati pubblicati 8 romanzi del ciclo.

Svegliati Signore!

Negli occhi di molti c’è ancora l’immagine di Papa Francesco nella piazza vuota davanti alla basilica di San Pietro sotto la pioggia.
Inimmaginabile fino a poco tempo fa.

Nelle parole della sua omelia di quella sera ci sono stati passaggi molto profondi, e in questo post desidero soffermarmi su alcuni di essi per sottolineare una cosa che ritengo di fondamentale importanza per comprendere meglio il momento nel quale viviamo: la nostra mancanza di fede.

Come “nostra mancanza” intendo quella della società nel suo complesso, dove pare che tutto sia importante per molti, tranne che il rapporto con la divinità, con la dimensione spirituale, vista da alcuni come un semplice retaggio del medioevo, e non come una profonda esigenza interiore dell’essere umano di comprendere il mistero stesso della creazione.

Papa Francesco nella sua omelia a un certo punto dice:
“Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”

Il riferimento diretto è al passaggio del Vangelo di quella sera, dove l’evangelista Marco racconta della paura dei discepoli durante una tempesta. Gli apostoli e Gesù sono su una barca, e Gesù dorme, unico momento nei Vangeli, e loro terrorizzati lo svegliano.
Sono impauriti, disorientati, e gli chiedono: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (Marco 4:38).
Pensano che si disinteressi di loro, che non gli importi del loro destino.
E lui cosa fa?
Rimprovera le acque e i venti che così si calmano e si rivolge ai suoi discepoli dicendo: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?»

Facendo un paragone con i giorni nostri siamo noi su quella barca e siamo noi ad avere paura, a temere per la nostra vita e per quella dei nostri cari, mentre siamo convinti che Dio si sia voltato da un’altra parte, se crediamo in lui, oppure che semplicemente non esista e che siamo spinti da un fato avverso verso il precipizio.

Personalmente ritengo che nelle più grandi avversità ci siano non solo lezioni da imparare, ma anche delle possibilità. Continuavamo a correre verso una crescita costante credendo che questo fosse l’unico modo per affrontare il mondo, a volte indifferenti agli altri per raggiungere i nostri obiettivi effimeri. Ora ci siamo resi conto una volta di più della nostra fragilità, che non siamo onnipotenti, che non possiamo piegare il mondo, le persone, il clima, le malattie, al nostro volere.

Alcuni maestri spirituali di diverse religioni hanno affermato che questo virus è stato creato dalla natura, dal mondo, da Dio, per insegnarci qualcosa, per ricordarci che non tutto ci è dovuto, che possiamo fare di meglio per questo pianeta, per la società e per i più deboli.
Perché anche se ci sono anche vittime di questa piaga che erano sane prima di contrarre il virus, la maggiorparte sono persone già malate, oppure anziane, e più deboli, mentre le strutture sanitarie del nostro paese e di altre nazioni non erano pronte a un’emergenza simile anche a causa di scelte politiche di governi di diversi colori che hanno preferito tagliare le spese sanitarie, mantenendo intatte invece le spese militari.

Ora, dopo le esortazioni del segretario generale delle Nazioni Unite a un cessate il fuoco generalizzato per tutte le zone di guerra nel mondo anche le guerre si sono fermate, dimostrando che è possibile farlo.

Dobbiamo essere consapevoli che in molti campi si può fare meglio di come abbiamo fatto fino a ora e che possiamo creare un mondo migliore, più giusto.

Per fermare la pandemia dobbiamo essere consapevoli che siamo, come giustamente ha detto Papa Francesco nell’omelia, tutti sulla stessa barca, che dobbiamo remare insieme, nella stessa direzione, aiutando il prossimo come meglio possiamo, sia contenendo il contagio e sia supportandolo a livello economiche se è nelle nostre possibilità.

Ritengo però necessario agire senza sosta avendo come costante in questo la fede, che oltre ad alimentare il sacro fuoco della speranza, deve diventare faro e guida che illumini le tenebre che ci circondano.

Io ho una certezza assoluta: Che la fede può spostare le montagne, che possiamo fare l’impossibile, sempre affidandoci a Dio, all’Assoluto, all’Universo o come lo volete chiamare, e che non siamo in grado di farlo solamente perché crediamo che non sia possibile.
Ci hanno insegnato questo in molti, ma la stessa Bibbia più volte sottolinea invece che dobbiamo credere, che dobbiamo avere fede, che la vera preghiera non è una supplica, ma la coscienza di una certezza.

A volte siamo intorpiditi, rassegnati all’inevitabilità di un destino ineluttabile, e la tempesta che stiamo vivendo può svegliarci dal nostro torpore e comprendere una volta di più che Dio è in attesa del nostro risveglio, che ci chiede di prendere per mano l’umanità e di gridare al cielo: “Svegliati Signore!”

Dio ci aspetta, aspetta che siamo noi a chiedere, che siamo noi anche a trattare con lui, come in varie parti della Bibbia ci viene insegnato*.

Gesù nel Vangelo di Marco commentato dal Papa dice:«Perché avete paura? Non avete ancora fede?»

Nei Vangeli ci esorta a chiedere, a bussare, anzi addirittura nella parabola della vedova e del giudice dice di essere insistenti, di continuare a chiedere, dicendo di pregare sempre senza mai stancarsi.**
La vedova risulta perfino essere molesta, e Gesù invita a gridare verso il cielo senza fermarsi.

Come non citare anche il passaggio in Genesi (18:22-33)*** dove Abramo intercede presso Dio più volte chiedendo di salvare Sodoma e Gomorra se avesse trovato un certo numero di giusti per non condannarli alla distruzione insieme agli empi. Prima contratta per 50 giusti, poi per 45, per 40, per 30, per 20 e infine la spunta per 10.
E stiamo parlando di Sodoma e Gomorra che sono considerati gli esempi più chiari di luoghi pieni di peccato.

Se dunque Dio è disposto a salvare delle città così trovando anche solamente 10 giusti, perché dovremmo temere la sconfitta, la capitolazione essendo consapevoli che Dio ci ascolta e aspetta l’innalzarsi della nostra voce?

M’immagino ora che qualche ateo potrebbe leggere queste righe e pensare che sia una riflessione basata su credenze superate dalla scienza e dall’illuminismo. Ebbene, essendo stato ateo comprendo il loro punto di vista, basato sulla razionalità, sulle speculazioni che devono avere degli riscontri oggettivi nel mondo materiale per poter essere considerati attendibili. Non solo li comprendo, ma penso che sia fondamentale che ci siano persone che mettono in dubbio la fede, in modo che non sia basata solamente sulle parole della nostra tradizione, oppure sulla fiducia non ragionata nei confronti di cose che non si capiscono.

Io scrivo di fede, e ci ho scritto un libro, perché ho avuto delle esperienze tangibili, concrete, reali, che porterebbero qualsiasi ateo, avendole vissute, a rivedere il proprio punto di vista.

La vera fede non è lo sforzo di credere in qualcosa, ma la coscienza di una certezza. Quando hai vissuto delle cose considerate miracolose personalmente nessuna speculazione fatta da altri può scalfire le tue certezze. Del resto chi s’interessa di scienza dovrebbe sapere che secondo la meccanica quantistica le aspettative di uno scienziato influenzano i risultati di un esperimento, dimostrando così, scientificamente, che il pensiero ha una sua forza.
Vi metto qui un articolo al riguardo, ma ne esistono moltissimi.

Immaginate un mondo in preghiera per la pace, per la salute di tutti, per la giustizia, e potrete comprendere come potrebbero essere il nostro pianeta e la nostra società se non continuassimo a lasciare il dominio al caos, alla paura, all’ira e al risentimento, vagando senza una meta, rassegnati a un destino inesorabile come molti di noi sono.

In questa settimana santa, nell’attesa della Pasqua di Resurrezione, ripensiamo e facciamo nostre le parole di Papa Francesco:
“Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”

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*Marco 11:22-24 22 Gesù allora disse loro: «Abbiate fede in Dio! 23 In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. 24 Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato.

Matteo 17:20 20 In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile.

Matteo 7 :7-8 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

Luca 11:9-10 Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 10 Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.

**Luca 18:1-8 1 Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: 2 «C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. 3 In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. 4 Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, 5 poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi». 6 E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. 7 E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? 8 Vi dico che farà loro giustizia prontamente. 

***Genesi 18:22-33 22Quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora davanti al Signore. 23Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? 24Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? 25Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». 26Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città».27Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere… 28Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque». 29Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». 30Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». 31Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». 32Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci». 33Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione.

Lo spazio interiore

Interrompo momentaneamente la sequenza di post dedicati a storie e situazioni che possono essere d’ispirazione nel nostro agire per portarvi una riflessione riguardante la situazione attuale che ormai ci riguarda tutti da vicino.

Non sono un virologo, un immunologo o un medico, e non ho la pretesa di svelare complotti o quant’altro, come molti blogger e opinionisti stanno facendo. Non ho le competenze mediche per farlo e non voglio sommare altre speculazioni a informazioni contraddittorie che stanno confondendo molte persone.

Ovviamente ritengo opportuno sottolineare il fatto che ognuno di noi può contribuire al meglio a far sì che la situazione torni alla normalità seguendo le raccomandazioni che ci vengono date a livello igienico/sanitario.

La riflessione che voglio portarvi riguarda le opportunità che questa situazione drammatica ha in sé a livello di sviluppo della nostra coscienza, sia individuale e sia collettiva.

Nella frenesia di una società basata su modelli che mettono al centro l’apparire e non l’essere, dove molti ostentano quello che hanno per dimostrare il proprio valore, una pausa nella folle corsa può portarci verso il centro del nostro essere, verso noi stessi.

Nella nostra coscienza individuale spesso solamente le situazioni gravi ci portano ad affrontare dei cambiamenti reali, a nuovi modelli di pensiero necessari per affrontare situazioni che il vecchio modello non è capace di risolvere.

La crescita personale in alcuni arriva attraverso un costante lavoro su di sé, mentre nella maggioranza dei casi avviene in momenti difficili, dove possiamo trarre, se impariamo da essi, insegnamenti che rendono persone diverse.

In questo vedo l’opportunità che la situazione che stiamo affrontando ci può dare. Molte persone temono di affrontare la propria interiorità, le proprie paure, perché le porterebbe a dover mettere in discussione il modo con il quale hanno affrontato la vita e il mondo.

Il cambiamento a volte può fare male.

Così, oggi come oggi, dove milioni di persone sono costrette a limitare le relazioni interpersonali senza poter andare nemmeno nei luoghi di aggregazione culturali, molti di noi potrebbero trovarsi in difficoltà, spaesati. Questo perché non abbiamo l’antidoto, non per il virus, ma per le cose che sono dentro di noi che non abbiamo mai voluto/dovuto affrontare fino in fondo.

Quanti di noi hanno coltivato il proprio spazio interiore, la vastità del proprio essere?

Quanti di noi si chiedono le motivazioni delle proprie azioni, delle proprie parole, dei propri pensieri?

Ora che anche le scuole e le chiese sono chiuse, che ci viene chiesto di non stare vicino nemmeno alle persone che amiamo maggiormente, molti avranno la possibilità di guardarsi dentro, di rivedere aspetti del proprio comportamento, e, se decideranno di farlo, di crescere come persone a livello interiore.

Certo, molti accuseranno il governo, i “poteri forti” e molto altro, e anche se ognuna di questa componenti potrebbe avere delle responsabilità per la situazione che il mondo sta vivendo, contemporaneamente molte altre potranno coltivare quello spazio interiore dove troviamo le risposte essenziali del nostro essere.

Lo spazio interiore che ognuno di noi ha in sé contiene una vastità che a volte fa paura, proprio perché l’essere umano ha difficoltà a concepire sé stesso come qualcos’altro rispetto al modello imperante che una società dedita al consumo ci propone.

Ogni essere umano è portato per natura a cercare di andare oltre, di superare ciò che era precedentemente, e per quanto mi riguarda solo nella vastità del proprio spazio interiore può divenire consapevole di ciò che realmente è:

Una cellula nell’immenso corpo di Dio, della stessa sostanza, come una goccia nell’Oceano della coscienza.

Chi è ateo potrà ora pensare che sono in errore. Devo dire che da ex ateo militante sono consapevole che solamente un’esperienza reale, concreta, incontrovertibile può portare un essere umano a cambiare idea riguardo a questo e quindi a chi è ateo posso solamente portare uno spunto di riflessione.

Quando ero ateo la mia razionalità era il modo con il quale mi relazionavo alle cose, alle situazioni, agli avvenimenti e pure alle relazioni interpersonali, negando di fatto quello che invece sentivo profondamente dentro di me. Qualcosa che non capivo e che non volevo conoscere.

Ora abbiamo la possibilità di rivedere il nostro modo di relazionarci alla nostra interiorità (dedicandole uno spazio), agli altri, e al mondo.

A volte la folle corsa che gli avvenimenti che una società come la nostra ci porta costantemente c’impedisce di guardare le cose con il giusto distacco, la giusta tranquillità.

In questi giorni ho ricevuto messaggi meravigliosi nei quali le persone invitano ognuno di noi a fare ciò che è giusto per il prossimo, per assumerci consapevolmente la responsabilità riguardo alla vita e alla salute di tutti.

Perché anche se ora non siamo in giro a festeggiare, ad abbracciare le persone care, possiamo farlo nello spazio della nostra interiorità, il luogo dove nessuno può avere il dominio su di noi se non siamo noi stessi a concederlo.

La nostra libertà interiore può farci comprendere quanto siano fasulle le catene imposte dal mondo, dalla società o da modelli che vengono mostrati come assoluti.

Nelson Mandela è stato in carcere per 27 anni, e a volte ha raccontato come questo periodo lo abbia portato a coltivare il proprio spazio interiore, dove nessun carceriere gli poteva portare via la sua vera libertà, quella dell’anima.

Possiamo conoscere il nostro essere come mai prima, coltivarlo, e poi rinascere portando così anche il mondo intorno a noi a prendere consapevolezza del cambiamento che possiamo portare al mondo.

Ora c’è il dramma, le persone malate, i morti, l’economia che rischia di saltare, cose che non dobbiamo mai dimenticare. Ma giorno per giorno possiamo gettare i semi per un mondo nuovo, per un mondo che ricorderà questo momento come qualcosa che ha portato a far sì che molte persone hanno scelto un modo più giusto per vivere in una società che anche grazie al loro cambiamento è diventata migliore.

Diamo il nostro contributo perché l’umanità possa diventare la massima espressione del suo potenziale.

Il nostro libero arbitrio ci porta a scegliere cosa fare di questo periodo. Rendiamolo qualcosa che ci faccia divenire persone migliori.