Gnosi ed esperienza mistica

In seguito alle polemiche e agli attacchi ricevuti dai miei due ultimi post mi sono preso un periodo di riflessione per quanto riguarda i contenuti del mio blog. Così ho deciso di concentrarmi maggiormente sull’aspetto che a me preme maggiormente esprimere: quello della dimensione spirituale della propria esistenza.

Credo che sia però necessario avere la consapevolezza del mondo concreto e quindi alternerò articoli riguardanti tematiche specificamente dedicati alla spiritualità e altri dove farò le mie considerazioni su tematiche di vario genere, dal punto di vista sociale e non solo.

Inizio però questo post dedicato a un tema che dal titolo potrebbe risultare impegnativo facendo una considerazione che ritengo fondamentale sottolineare: Quella che viene definita crescita spirituale non può essere sradicata dal mondo concreto, perché altrimenti diventa solamente un altro modo di fuggire dalla realtà.

Negli anni ho conosciuto persone che dopo esperienze di carattere mistico erano andate completamente fuori di testa. Proprio per questo nelle varie tradizioni le tecniche che possono portare a esperienze di questo genere vengono insegnate solamente dopo un percorso di crescita personale che possa portare la persona a contestualizzare la propria esperienza.

L’esperienza mistica è presente sia nelle varie religioni e sia nelle diverse tradizioni di carattere esoterico.

La parola “esoterico” viene dal greco antico ἐσωτερικός (esotericós), derivato da ἐσώτερος (esóteros, interiore), contrapposto a exoteros (esteriore). 

L'”esoterismo” viene normalmente considerato la “conoscenza nascosta”, e si parla apertamente di “conoscenza esoterica”, mentre la componente esteriore, come i vari riti religiosi, vengono considerati componenti “essoteriche”.

Se ci pensate anche Gesù stesso nei Vangeli parla attraverso le parabole alle persone comuni, quindi dal punto di vista “essoterico”, mentre poi ai propri discepoli dà un altro tipo d’insegnamento più profondo sulle stesse tematiche.

Perché scrivo nel titolo di gnosi? La gnosi è la conoscenza esperienziale, non speculativa, e quindi l’esperienza mistica in quanto tale è una forma di gnosi, che ci porta alla comprensione di qualcosa attraverso l’esperienza diretta.

Essendo però l’esperienza mistica molto spesso un’esperienza di carattere esclusivamente personale questa difficilmente può essere trasmessa in maniera compiuta. Questo sia a causa dei limiti di chi ha avuto l’esperienza, che può trasmetterla solamente attraverso l’uso delle parole, a loro volte limitate, quello che ha vissuto, e sia per i limiti di chi ne sente parlare, perché pone i propri limiti e i propri filtri come mezzo attraverso il quale cercare di comprendere l’esperienza in sé.

Qualcuno si potrebbe chiedere perché ho scritto che spesso si tratta di un’esperienza esclusivamente personale e non sempre. Pur essendo l’esperienza comunque di carattere personale, nel momento nel quale colui che ha l’esperienza mistica vede cose e situazioni che sono già state sperimentate all’interno di una determinata tradizione, questa non può più essere considerata un’esperienza esclusivamente personale.

Faccio l’esempio della tradizione cabalistica dove più volte ho avuto modo di constatare io stesso che persone diverse, me incluso, avevano visto le stesse cose, senza prima essere messe a conoscenza di quello che avrebbero potuto vedere o sentire.

Normalmente di questo si parla solamente in circoli ristretti di persone che vengono iniziate a determinate cose. Qui invece desidero scriverne più apertamente semplicemente perché ritengo fondamentale nella vita di ogni persona la consapevolezza della propria dimensione spirituale.

Dalla mia esperienza personale posso dire che solamente dopo avere avuto alcune esperienze, che posso solo definire mistiche, ho raggiunto una comprensione del mio essere che non avrei potuto avere altrimenti e che mi portano una serenità e una gioia interiore che precedentemente mi sembravano impossibili.

Spesso si parla della limitatezza dell’essere umano, della sofferenza che è considerata inevitabile nella vita, mentre quando si hanno certe esperienze diventa impossibile non avere determinate certezze che ti guidano nella vita.

La gioia interiore che provo costantemente è conseguenza di un percorso spirituale che mi ha portato a vivere cose che avrei ritenuto impossibili prima, ma non solo. Questo non elimina i problemi presenti nella vita quotidiana, ma li pone in una prospettiva diversa, dove le difficoltà diventano un’opportunità per la crescita interiore e non solamente un ostacolo.

Nel mio libro “Sposta le tue montagne” ho scritto di una di queste esperienze, ma non è stata l’unica che ho avuto modo di sperimentare negli anni.

La nostra coscienza può raggiungere degli stati di assoluta beatitudine, definita nella tradizione indiana “ananda”.

Spesso infatti nella tradizione indiana si parla di “Sat-Cit-Ananda”, letteralmente “Essere-Coscienza-Beatitudine”, dove questa triade rappresenta la piena realizzazione, perché solamente raggiungendo il puro stato dell'”essere” nella propria “coscienza” si può raggiungere la “beatitudine”.

Negli anni nei quali ho frequentato la scuola per diventare insegnante di Yoga ho avuto modo di lavorare su varie tecniche molto potenti che possono portare il praticante a stati di coscienza elevatissimi.

In questo però esistono dei rischi che secondo me sono da sottolineare, perché se la persona che ha avuto l’esperienza non è radicata nel mondo può cadere in quello che viene definito “delirio di onnipotenza”, oppure nello stato opposto, di chi avendo avuto un’esperienza di carattere mistico si sente completamente fuori posto nel mondo materiale.

Ritengo invece necessario sottolineare il fatto che chiunque sia su un percorso di crescita spirituale debba essere consapevole che è solamente “materializzando lo spirito” che possiamo “spiritualizzare la materia”. Per questo nel mio libro sottolineo l’importanza di quella che viene anche chiamata “via discendente”, dallo spirito alla materia, perché troppo spesso le persone che cercano la propria dimensione spirituale cercano solamente la “via ascendente”, per raggiungere le vette dello spirito.

Spirito e materia devono essere vissuti come un’unità, perché altrimenti la nostra coscienza tenderà a separare le esperienze senza ricordare che in tutte le tradizioni, quella cristiana compresa, si cerca l’esperienza dell’assoluto.

Siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, come gocce nell’Oceano.

La goccia non può avere la consapevolezza dell’Oceano tutto, ma essendo della stessa sostanza ne ha le stesse caratteristiche, e quindi in potenza le stesse possibilità.

Qui d’ora in avanti scriverò anche di questo, partendo dalle diverse tradizioni, o dalle mie esperienze personali, per raccontare il viaggio della coscienza.

Elogio dell’ignoranza consapevole

“Io so di non sapere.” Socrate

Credo che per spiegare il senso di questo post basterebbe leggere la famosa citazione di Socrate e comprenderla veramente.

In un mondo nel quale chiunque di noi può scrivere su qualsiasi tema anche senza avere la minima conoscenza al riguardo, essere consapevoli della propria ignoranza è a mio modo di vedere un vantaggio sostanziale.

Tutti abbiamo letto sui social media, ma anche sui giornali, in TV, sul web e in ogni dove, opinioni spacciate per verità assolute. Spesso addirittura chi non è d’accordo con un determinato punto di vista viene insultato e deriso. Questo anche se la persona bersagliata magari è esperta nel tema grazie a una vita dedicata allo stesso.

Di volta in volta leggiamo di persone che un giorno sono ingegneri, poi diventano virologi, poi esperti di diritto internazionale, poi di politica, di cucina, di giardinaggio, di musica, di letteratura, di educazione sociale, civica e di tutti gli argomenti che possiamo immaginare.

Personalmente la mia continua sete di conoscenza mi ha portato a leggere libri su tantissimi temi e così mi sono reso conto che ogni volta che approfondisco qualcosa, sono ancora sulla superficie. Ho compreso infatti che per essere veramente a conoscenza dell’argomento dovrei dedicarci un’intera vita e spesso questo potrebbe anche non bastare.

Il mio rapporto con l’ignoranza è, diciamo così, duale: Da un lato mi dispiace essere consapevole della mia ignoranza, dall’altro invece ne gioisco, perché potrò sempre giungere a nuova conoscenza.

L’elogio del titolo è proprio ragionato in tal senso. L’ignoranza non è una virtù in sé, ovviamente, ma la consapevolezza della propria ignoranza potrebbe diventarla.

Questo tenendo in considerazione anche che in un mondo complesso come il nostro il confronto democratico, quello vero, può portare a chi è coinvolto un arricchimento interiore, sia a livello intellettuale, sia a livello di crescita spirituale.

Il mio approccio, per esempio, negli argomenti riguardanti la dimensione spirituale è tra la consapevolezza dell’esperienza mistica, imponderabile e inspiegabile, e la dimensione razionale che mi porta a ragionare sulle possibili implicazioni della stessa, la quale potrebbe anche essere una proiezione che nasconde altri meccanismi di carattere psichico e mentale.

E ne scrivo dopo varie esperienze di questo tipo.

Mi lasciano perplessi, a ogni modo, coloro che vendono le loro opinioni come assolute e imprescindibili. Semplicemente perché a causa di questo gli stessi potrebbero non avere un’ulteriore crescita, perché cristallizzano le loro idee in quello che rischia di diventare un dogma anche personale. Questo potrebbe impedire così un’ulteriore evoluzione, una nuova presa di coscienza, che potrebbe, di fatto, negare la visione precedente.

La mia idea di crescita personale è di una costante ricerca della consapevolezza del momento nel quale ci troviamo e di comprenderne i meccanismi e le possibilità.

Ogni situazione, per quanto sgradevole, ha in sé il potenziale per essere usata in maniera cosciente per un’ulteriore crescita, per una nuova presa di coscienza che ci porta a superare il punto di vista precedente.

Come ho già scritto tempo addietro, credo nell’essere in divenire. Questo nel senso che ritengo fondamentale la consapevolezza di quello che siamo, ma anche che diveniamo nel tempo una versione ulteriore di noi stessi.

L’essenza del nostro essere rimane la stessa, ma l’esperienza utilizzata come motore del cambiamento ci porta a divenire potenzialmente migliori, se desideriamo crescere come persone.  

Questa è, per me, una delle chiavi fondamentali attraverso le quali rapportarsi con la vita e la conoscenza.

Grazie anche a questo nessuno mi toglierà mai il sapore e la gioia della scoperta, del conoscere cose nuove, di sapere di non sapere, godendomi appieno questo meraviglioso viaggio chiamato vita.

Beati gli ignoranti. Quelli che sanno d’esserlo.