Svegliati Signore!

Negli occhi di molti c’è ancora l’immagine di Papa Francesco nella piazza vuota davanti alla basilica di San Pietro sotto la pioggia.
Inimmaginabile fino a poco tempo fa.

Nelle parole della sua omelia di quella sera ci sono stati passaggi molto profondi, e in questo post desidero soffermarmi su alcuni di essi per sottolineare una cosa che ritengo di fondamentale importanza per comprendere meglio il momento nel quale viviamo: la nostra mancanza di fede.

Come “nostra mancanza” intendo quella della società nel suo complesso, dove pare che tutto sia importante per molti, tranne che il rapporto con la divinità, con la dimensione spirituale, vista da alcuni come un semplice retaggio del medioevo, e non come una profonda esigenza interiore dell’essere umano di comprendere il mistero stesso della creazione.

Papa Francesco nella sua omelia a un certo punto dice:
“Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”

Il riferimento diretto è al passaggio del Vangelo di quella sera, dove l’evangelista Marco racconta della paura dei discepoli durante una tempesta. Gli apostoli e Gesù sono su una barca, e Gesù dorme, unico momento nei Vangeli, e loro terrorizzati lo svegliano.
Sono impauriti, disorientati, e gli chiedono: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (Marco 4:38).
Pensano che si disinteressi di loro, che non gli importi del loro destino.
E lui cosa fa?
Rimprovera le acque e i venti che così si calmano e si rivolge ai suoi discepoli dicendo: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?»

Facendo un paragone con i giorni nostri siamo noi su quella barca e siamo noi ad avere paura, a temere per la nostra vita e per quella dei nostri cari, mentre siamo convinti che Dio si sia voltato da un’altra parte, se crediamo in lui, oppure che semplicemente non esista e che siamo spinti da un fato avverso verso il precipizio.

Personalmente ritengo che nelle più grandi avversità ci siano non solo lezioni da imparare, ma anche delle possibilità. Continuavamo a correre verso una crescita costante credendo che questo fosse l’unico modo per affrontare il mondo, a volte indifferenti agli altri per raggiungere i nostri obiettivi effimeri. Ora ci siamo resi conto una volta di più della nostra fragilità, che non siamo onnipotenti, che non possiamo piegare il mondo, le persone, il clima, le malattie, al nostro volere.

Alcuni maestri spirituali di diverse religioni hanno affermato che questo virus è stato creato dalla natura, dal mondo, da Dio, per insegnarci qualcosa, per ricordarci che non tutto ci è dovuto, che possiamo fare di meglio per questo pianeta, per la società e per i più deboli.
Perché anche se ci sono anche vittime di questa piaga che erano sane prima di contrarre il virus, la maggiorparte sono persone già malate, oppure anziane, e più deboli, mentre le strutture sanitarie del nostro paese e di altre nazioni non erano pronte a un’emergenza simile anche a causa di scelte politiche di governi di diversi colori che hanno preferito tagliare le spese sanitarie, mantenendo intatte invece le spese militari.

Ora, dopo le esortazioni del segretario generale delle Nazioni Unite a un cessate il fuoco generalizzato per tutte le zone di guerra nel mondo anche le guerre si sono fermate, dimostrando che è possibile farlo.

Dobbiamo essere consapevoli che in molti campi si può fare meglio di come abbiamo fatto fino a ora e che possiamo creare un mondo migliore, più giusto.

Per fermare la pandemia dobbiamo essere consapevoli che siamo, come giustamente ha detto Papa Francesco nell’omelia, tutti sulla stessa barca, che dobbiamo remare insieme, nella stessa direzione, aiutando il prossimo come meglio possiamo, sia contenendo il contagio e sia supportandolo a livello economiche se è nelle nostre possibilità.

Ritengo però necessario agire senza sosta avendo come costante in questo la fede, che oltre ad alimentare il sacro fuoco della speranza, deve diventare faro e guida che illumini le tenebre che ci circondano.

Io ho una certezza assoluta: Che la fede può spostare le montagne, che possiamo fare l’impossibile, sempre affidandoci a Dio, all’Assoluto, all’Universo o come lo volete chiamare, e che non siamo in grado di farlo solamente perché crediamo che non sia possibile.
Ci hanno insegnato questo in molti, ma la stessa Bibbia più volte sottolinea invece che dobbiamo credere, che dobbiamo avere fede, che la vera preghiera non è una supplica, ma la coscienza di una certezza.

A volte siamo intorpiditi, rassegnati all’inevitabilità di un destino ineluttabile, e la tempesta che stiamo vivendo può svegliarci dal nostro torpore e comprendere una volta di più che Dio è in attesa del nostro risveglio, che ci chiede di prendere per mano l’umanità e di gridare al cielo: “Svegliati Signore!”

Dio ci aspetta, aspetta che siamo noi a chiedere, che siamo noi anche a trattare con lui, come in varie parti della Bibbia ci viene insegnato*.

Gesù nel Vangelo di Marco commentato dal Papa dice:«Perché avete paura? Non avete ancora fede?»

Nei Vangeli ci esorta a chiedere, a bussare, anzi addirittura nella parabola della vedova e del giudice dice di essere insistenti, di continuare a chiedere, dicendo di pregare sempre senza mai stancarsi.**
La vedova risulta perfino essere molesta, e Gesù invita a gridare verso il cielo senza fermarsi.

Come non citare anche il passaggio in Genesi (18:22-33)*** dove Abramo intercede presso Dio più volte chiedendo di salvare Sodoma e Gomorra se avesse trovato un certo numero di giusti per non condannarli alla distruzione insieme agli empi. Prima contratta per 50 giusti, poi per 45, per 40, per 30, per 20 e infine la spunta per 10.
E stiamo parlando di Sodoma e Gomorra che sono considerati gli esempi più chiari di luoghi pieni di peccato.

Se dunque Dio è disposto a salvare delle città così trovando anche solamente 10 giusti, perché dovremmo temere la sconfitta, la capitolazione essendo consapevoli che Dio ci ascolta e aspetta l’innalzarsi della nostra voce?

M’immagino ora che qualche ateo potrebbe leggere queste righe e pensare che sia una riflessione basata su credenze superate dalla scienza e dall’illuminismo. Ebbene, essendo stato ateo comprendo il loro punto di vista, basato sulla razionalità, sulle speculazioni che devono avere degli riscontri oggettivi nel mondo materiale per poter essere considerati attendibili. Non solo li comprendo, ma penso che sia fondamentale che ci siano persone che mettono in dubbio la fede, in modo che non sia basata solamente sulle parole della nostra tradizione, oppure sulla fiducia non ragionata nei confronti di cose che non si capiscono.

Io scrivo di fede, e ci ho scritto un libro, perché ho avuto delle esperienze tangibili, concrete, reali, che porterebbero qualsiasi ateo, avendole vissute, a rivedere il proprio punto di vista.

La vera fede non è lo sforzo di credere in qualcosa, ma la coscienza di una certezza. Quando hai vissuto delle cose considerate miracolose personalmente nessuna speculazione fatta da altri può scalfire le tue certezze. Del resto chi s’interessa di scienza dovrebbe sapere che secondo la meccanica quantistica le aspettative di uno scienziato influenzano i risultati di un esperimento, dimostrando così, scientificamente, che il pensiero ha una sua forza.
Vi metto qui un articolo al riguardo, ma ne esistono moltissimi.

Immaginate un mondo in preghiera per la pace, per la salute di tutti, per la giustizia, e potrete comprendere come potrebbero essere il nostro pianeta e la nostra società se non continuassimo a lasciare il dominio al caos, alla paura, all’ira e al risentimento, vagando senza una meta, rassegnati a un destino inesorabile come molti di noi sono.

In questa settimana santa, nell’attesa della Pasqua di Resurrezione, ripensiamo e facciamo nostre le parole di Papa Francesco:
“Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”

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*Marco 11:22-24 22 Gesù allora disse loro: «Abbiate fede in Dio! 23 In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. 24 Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato.

Matteo 17:20 20 In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile.

Matteo 7 :7-8 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

Luca 11:9-10 Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 10 Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.

**Luca 18:1-8 1 Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: 2 «C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. 3 In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. 4 Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, 5 poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi». 6 E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. 7 E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? 8 Vi dico che farà loro giustizia prontamente. 

***Genesi 18:22-33 22Quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora davanti al Signore. 23Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? 24Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? 25Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». 26Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città».27Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere… 28Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque». 29Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». 30Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». 31Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». 32Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci». 33Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione.

L’estetica della traduzione

La traduzione di un testo (qualsiasi testo) da una lingua a un’altra ha delle difficoltà notevoli che portano a volte a rischiare di stravolgere il significato originario che l’autore intendeva esprimere.

Ho tradotto personalmente il mio libro “Sposta le tue montagne” in inglese (lo potete trovare con il titolo “Move Your Mountains” in formato ebook), e devo dire che pur essendo io stesso l’autore mi sono ritrovato a fare delle scelte che pur mantenendo in linea di massima il significato originale non sono una traduzione letterale al cento per cento.
Nel lavoro mi ha aiutato un amico, insegnante d’inglese, che ha eseguito la correzione finale del testo, sulla quale poi abbiamo discusso alcune ore per inquadrare meglio alcune frasi che potevano essere interpretate in modo diverso. Oltretutto alcuni modi di dire tipicamente usati in italiano non hanno un corrispettivo inglese. Senza prendere esempi diretti dal mio libro preferisco utilizzare alcune espressioni utilizzate in una lingua rispetto a un’altra per rendere meglio l’idea.

L’espressione “Piove a catinelle” non avrebbe senso in inglese, come lo stesso “It’s raining cats and dogs”, letteralmente in italiano sarebbe “Piovono gatti e cani” intendendo che piove a dirotto. Senza andare a ricercare l’origine del modo di dire, che potrebbe in alcuni casi essere illuminante, diventa chiaro che non si può sempre fare una traduzione letterale delle frasi. Questo perché il lettore che legge il testo in un’altra lingua spesso non è a conoscenza dei modi di dire usati in altri contesti culturali, oltre a non avere magari alcun senso

La difficoltà della traduzione nasce anche a volte a causa di riferimenti, culturali e non, che magari il traduttore non conosce.Quando parliamo di traduzioni di qualsiasi genere quindi dobbiamo essere consapevoli che si tratta sempre di un adattamento a una lingua diversa che non può, a causa della diversità strutturale e culturale, essere sempre letterale.

Personalmente ritengo che la cosa migliore sia leggere un testo, o vedere un film, se possibile, in lingua originale. Spesso e volentieri in certe traduzioni vengono stravolti dialoghi, cambiati contesti, e non solo in funzione di quella che viene definita “estetica della traduzione”.

Diventa a maggior ragione difficile avere un’idea certa di cosa intendessero gli autori originali di qualsiasi testo.


Per avere una traduzione più accurata possibile la cosa migliore sarebbe un confronto tra il traduttore e l’autore, che sarebbe opportuno conoscesse la lingua del caso. Diventa quindi a mio modo di vedere difficile poter affermare che la propria interpretazione di un testo sacro, che può arrivare a noi dalla traduzione di una traduzione, sia quella corretta. 

Mi è capitato di confrontarmi con persone che leggono sia l’antico e sia il nuovo testamento nella versione originale, e loro stessi mi hanno parlato della difficoltà nel rendere determinate frasi, tenendo in considerazione il fatto che conosciamo parzialmente il contesto del tempo e quindi l’utilizzo di determinate affermazioni. Ci sono poi anche interpretazioni che sono considerate non ortodosse date a vari passaggi. Nell’ebraismo, per esempio, c’è chi considera le speculazioni cabalistiche
come eretiche.Devo dire però che secondo me ci sono alcuni esempi che rendono chiaro il fatto che a volte una singola lettera può cambiare totalmente l’interpretazione di un passaggio della Bibbia.

In Genesi 17,5 c’è scritto: Il tuo nome non sarà più Abram,
ma Abramo.In italiano, o in qualsiasi altra lingua che non sia l’ebraico, si perde un aspetto fondamentale nell’ottica cabalistica, che è ciò che accade nella trasformazione del nome di Abram/Abramo, senza poi andare a vedere il cambiamento nel senso etimologico.
In ebraico “Avram” si scrive con le lettere Aleph-Beit-Resh-Mem”, mentre “Avraham” si scrive con le lettere Aleph-Beit-Resh-Hey-Mem.

La lettera immessa, la Hey, che ha valore numerico 5, rappresenta nella Cabalà la Torah, il pentateuco, quindi il fatto che nel nome di Avraham venga immessa questa lettera sta a significare che attraverso l’alleanza tra lui e Dio si manifesta il volere di Dio con il suggello della Torah, la somma parola divina. Inoltre nella Cabalà esiste un termine fondamentale per chi la studia: la ghematria. Questo termine viene utilizzato per definire la somma numerica attribuita alle singole parole in ebraico, avendo ognuna delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico un valore definito.

Secondo questa visione ogni parola che ha la stessa ghematria ha un collegamento diretto, un significato profondamente legato. Se guardiamo la ghematria di Avram abbiamo un valore numerico di 243, che corrisponde a “gamar-finire”, “garam-causare o rompere le ossa” o “ragam-lanciare le pietre”. Avraham invece ha una ghematria di 248 che corrisponde invece a:

Raziel-“Il segreto di Dio”, uno degli angeli più importanti Uriel-“La luce di Dio”, uno dei 4 angeli superiori

Betzelem Elohim-“Nell’immagine di Dio”

Qol Y-H-V-H Elohim-Voce del Signore Dio

Rechemventre, utero

Chomermateria

Machardomani

Ramachspada

Cheremscomunica, interdizione

Marachspalmare

Sono certo che vi siate resi conto della differenza sostanziale del profondo significato nascosto nato dalla “semplice attribuzione” di una singola lettera.Con l’immissione della Hey nel nome di Avram/Avraham non solo viene suggellata l’alleanza tra Dio e il patriarca di quello che sarà il suo popolo manifestando attraverso di essa l’essenza della Torah nel mondo, ma lo stesso Avraham viene innalzato al livello degli angeli ed è entrato nell’immagine di Dio.

L’alleanza diventa il ventre dal quale si manifesterà il suo popolo nella materia, votato al domani, alla rettificazione della materia stessa, ottenendo la spada del discernimento.Tornando alle traduzioni, v’invito a riflettere prima di considerare la versione che sentite tradotta come corretta. Come un giornalista di parte può darvi una visione distorta della realtà un traduttore di parte può darvi una sua versione distorta del testo originale.Pare che addirittura in passato alcune guerre siano state causate da errori di traduzione come potete vedere cliccando qui.Nella traduzione le sfumature delle parole utilizzate contano. Pensateci quando parlate con persone che non conoscono bene la nostra lingua o quando parlate in una lingua che non è l’italiano, oppure quando leggete un qualsiasi testo tradotto.