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Il costo delle scommesse

Dall’inizio dell’operazione Epic Fury, il 28 febbraio, il Medio Oriente brucia su più fronti simultanei. L’Iran viene bombardato e ha coinvolto altri paesi del golfo che hanno asset americani, oltre ad avere colpito Israele. Dal sud di Beirut mezzo milione di persone è in fuga dopo che l’IDF ha ripreso a colpire la capitale libanese e fatto rientrare le truppe di terra nel sud del paese. E a Gaza, e in Cisgiordania, mentre gli occhi del mondo guardano altrove, il massacro non si è mai fermato.

Alcune analisi geopolitiche affermano che Trump ha bombardato l’Iran per motivi che vanno ben oltre il nucleare: Teheran, così come il Venezuela, era uno dei principali fornitori energetici della Cina, mentre le sue riserve di terre rare e litio sono un asset strategico, scoperto da poco, che in mano agli States li toglierebbe dalla necessità di terre rare cinesi, e il summit con Xi Jinping del 31 marzo si avvicina.

Il 10 marzo, mentre lo Stretto di Hormuz era quasi deserto, i delegati commerciali delle due superpotenze si sono incontrati a Parigi per preparare il terreno. La Cina — che pure perderebbe uno dei suoi maggiori fornitori di petrolio — ha risposto con la prudenza calcolata di chi non vuole essere trascinato nel fuoco: ha inviato il suo emissario a Riad e ha fatto transitare nello Stretto la nave tecnologica Liaowang-1, scortata da due unità militari.

Pechino guarda, registra, e aspetta.

La guerra serve dunque anche come argomento negoziale: lo Stretto bloccato fa salire il greggio del quaranta per cento, e l’America è il maggiore produttore mondiale di idrocarburi. Trump arriverà a Pechino con questa leva in mano. Tutto molto razionale, tutto molto cinico, tutto perfettamente comprensibile nella logica di chi tratta dal podio di un bombardiere.

Quello che in questa logica, mai dichiarata ufficialmente, non trova posto è il conto umano: i civili iraniani sotto le bombe, i libanesi in fuga, i palestinesi a Gaza su cui il silenzio è tornato assordante, i caschi blu italiani colpiti ieri sera a Erbil da un drone. Un attacco che il ministro Crosetto ha definito “deliberato” e che ha prodotto una nota di condanna e poco altro, come sempre accade quando la vittima non è abbastanza utile alla narrativa del momento.

La scommessa di Trump potrebbe anche funzionare, nel senso stretto che Xi potrebbe sedersi a trattare con meno spazio di manovra. Ma una strategia che si costruisce su macerie altrui, e che lascia campo libero a un alleato intento a svuotare di senso ogni risoluzione internazionale non è solo cinica. È pericolosa, perché il debito che accumula — in termini di odio, di instabilità, di popolazioni spostate — lo pagheranno altri, in un’altra stagione, in una regione che non ha mai smesso di bruciare e che nasconde molti altri aspetti che qui non abbiamo mai affrontato…

Questo articolo ha un commento

  1. Daniele

    Bellissimo articolo Marco, da questo punto di vista risulta ancor più spietato e disumano tutto il contesto, e mi rendo ancora una volta conto che le notizie ci vengono servite a tavola sempre con condimenti e contorni succulenti, tanto da farle risultare digeribili.
    Anche noi, come le persone che subiscono le barbarie della guerra, siamo dei semplici burattini pronti a Farci trasportare dalla corrente della notizia più sensazionalista.
    Grazie a te ogni tanto apro gli occhi, mi indigno, ne parlo per un paio di giorni con gli amici, e poi?
    Poi torno alla mia routine, al mio lavoro ed ai miei problemi, in fin dei conti i missili cadono lontano, vabbè, userò un po’ di meno l’auto…..

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